Capire la sentenza che condanna Formigoni, ma non i suoi funzionari

La tesi della Procura, che considerava illeciti tutti gli atti della Regione e Formigoni a capo di un’associazione a delinquere, non è stata accolta dai giudici

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Non fatevi impressionare dai titoli dei siti e da quelli che leggerete domani sui quotidiani. Per chi, come noi, ha seguito la storia del processo a Roberto Formigoni per la vicenda Maugeri, la lettura dell’odierna sentenza di primo grado non è così unilaterale.

Formigoni è stato condannato per corruzione a 6 anni, Antonio Simone a 8 anni e 8 mesi e Piero Daccò a 9 anni e 2 mesi, gli ultimi due con l’aggiunta della associazione a delinquere. Assolti tutti i funzionari della Regione Lombardia (Nicola Sanese, Carlo Lucchina, Alessandra Massei) e l’amico di Formigoni, Alberto Perego.

Per chi ha seguito il processo passo dopo passo e non solo sui giornali, il primo dato evidente è che il castello delle accuse è crollato nelle sue parti più pesanti e coinvolgenti i cittadini lombardi, che nessun danno hanno ricevuto da atti regionali viziati a favore di qualcuno. Infatti, la tesi della Procura, che considerava illeciti tutti gli atti della Regione e Formigoni a capo di un’associazione a delinquere, non è stata accolta dai giudici.

Dunque la Regione Lombardia, retta da Formigoni per 18 anni e accusata di aver prodotto delibere illegittime per 15 anni, ha sempre operato nella legalità; sono stati infatti assolti tutti i funzionari apicali che predisponevano gli atti della giunta.

L’associazione non esisteva in Regione e nessuno ha fatto atti contrari ai doveri di ufficio a favore di qualcun altro, né Maugeri né San Raffaele; tutto è avvenuto secondo la legge.

Come e perché Formigoni possa poi essere corrotto, non avendo assunto delibere viziate né soldi, lo scopriremo leggendo le motivazioni alla sentenza che sono attese entro 90 giorni.

Da garantisti quali siamo fin dalla tenera età, aspetteremo le motivazioni e gli altri gradi di giudizio.

Foto Ansa

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