Canada: «Ci hanno imposto una legge che obbliga le scuole religiose a istituire club Lgbt»

Se in classe si parlerà di teoria gender non sarà ammessa nemmeno l’esenzione. Intervista a Donna Trimble, leader dell’associazione “Parentes for choice in education”

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Christopher Street Day Pride Parade in MunichD’ora in poi tutte le scuole cattoliche, protestanti, ebraiche o di qualsiasi altra estrazione dovranno dare la possibilità agli studenti di formare al loro interno club Lgbt o di qualsiasi altra natura. A deciderlo il 10 marzo scorso è stato il governo conservatore dello Stato canadese di Alberta, che dopo pressioni durate mesi da parte della “Gay-straight alliances” (Gsa), l’organizzazione nazionale degli studenti Lgbt, ha deciso in sole quattro ore di approvare la norma senza dare ai genitori la possibilità di dissentire: «Non ce lo aspettavamo», spiega a tempi.it Donna Trimble, leader dell’associazione “Parentes for choice in education” (“Genitori per la libertà di educazione”). Ma ora, «nel caso in cui in classe si dovesse parlare di orientamento sessuale e di teoria gender, non sarà ammessa alcuna esenzione richiesta dai genitori».

CLAUSOLA DI COSCIENZA. Il tentativo di introdurre la norma era già fallito una volta, ma l’opposizione liberal lo aveva ripresentato lo scorso autunno portando alla rottura del Partito Conservatore Progressista. Il governo si era opposto chiedendo l’esenzione delle scuole non statali, ma alla richiesta di una clausola di coscienza il movimento Lgbt ha scatenato un’intensa campagna mediatica contro i conservatori. Fino a spingere il premier, Jim Prentice, a fermare il nuovo ddl e ad appoggiare all’apertura della nuova sessione legislativa il provvedimento nella sua versione iniziale, priva della clausola di coscienza.

GLI “OMOFOBI”. «Ci avevano tranquillizzato sul fatto che non ci sarebbe stata tolta la libertà di educazione e invece si sono schierati tutti con i media», spiega ancora Trimble. «La campagna mediatica è stata giocata sulla compassione per gli studenti Lgbt vittime di discriminazione. Opporsi è quindi diventato sempre più impopolare, tanto che il partito conservatore si è vergognato di difenderci, accettando che fosse cancellata la clausola che richiamava l’articolo 26 della Dichiarazione dei diritti umani che sancisce il diritto di educazione dei genitori». Chi protestava in nome della libertà educativa «veniva presentato come un “omofobo”, mentre noi siamo per l’accoglienza di ogni persona senza che ci sia però imposta una visione o che ci si richieda di approvare un comportamento contrario a quello che riteniamo giusto».

NESSUNA AUTORITA’. D’ora in poi tutte le scuole dovranno riservare degli spazi e formare personale capace di supportare qualsiasi club richiesto dagli studenti, fra cui il “Gay straight alliance” e il “Queer straight Alliance”, nominati esplicitamente dalla legge. «In questo modo si mina l’autorità dei genitori», ha dichiarato anche John Carpay, presidente del Centro di giustizia per la protezione delle libertà costituzionali, mentre Jojo Ruba, direttore dell’associazione Faith Beyond Belief, ha sottolineato che le scuole religiose «insegnano che Dio ci ha creati uomini e donne e che il nostro sesso ci viene dato da Dio. Mentre la Gsa insegna che è una costruzione sociale, mettendo a repentaglio la fede».

I CATTOLICI. Secondo Trimble la cosa più grave è che, «in nome della responsabilità e dell’autodeterminazione degli studenti, il governo toglie ai genitori ogni voce in capitolo: le scuole non saranno più tenute a informarci su cosa accade al loro interno. Ma nemmeno gli insegnanti potranno dissentire». Per ora le reazioni sono state minime. Gli unici ad intervenire in questi giorni con una dichiarazione sono stati i membri dell’Associazione delle scuole cattoliche, che però «sono stati sul vago dicendo che accoglieranno la legge chiedendo agli studenti che i club siano in linea con l’insegnamento cattolico. Peccato che ieri il premier abbia risposto che la norma va seguita alla lettera».

«FIGLI DEL GOVERNO». Quello che accadrà ora non si sa, anche se «di certo con il proliferare di gruppi di ogni tipo, che reclamano i loro diritti senza più limiti, i conflitti e la ghettizzazione aumenterà anziché diminuire». Ma Trimble prevede anche «un incremento delle “home school”, anche se sono preoccupata perché molti genitori non possono tenere i figli a casa o pagare per una scuola privata che non riceva sovvenzioni dallo Stato». Proprio ora la Corte Suprema del Canada sta discutendo in merito alla libertà di educazione e «dalla decisione dipenderà la possibilità di una battaglia costituzionale. Altrimenti avremo davvero passato il limite, perché l’obiettivo ormai è svelato e ce lo stanno dicendo esplicitamente: “I tuoi bambini? Non sono più tuoi ma sono del governo”».

Foto Ansa

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