Intervista a monsignor Théophile Naré, vescovo in Burkina Faso, da due anni epicentro globale del terrorismo: «Chiese distrutte, preti uccisi o rapiti, comunità svuotate: siamo perseguitati e l'Occidente cinico non si preoccupa»
Il crocifisso mutilato dai jihadisti nel seminario di Saint Kisito de Bougui in Burkina Faso
Quando un gruppo di oltre 30 jihadisti attaccarono alle 8 di sera il seminario di Saint Kisito de Bougui, nella diocesi di Fada N'Gourma, nell'est del Burkina Faso, non si limitarono a bruciare due dormitori, una classe e un'automobile, cacciando i seminaristi e intimandogli di non tornare più. Distrussero anche un crocifisso, dichiarando: «Non vogliamo vedere crocifissi qui». Quell'atto blasfemo costituiva un programma molto preciso.
Era il febbraio 2022 e il paese del Sahel era già al centro di un'invasione jihadista che i soldati francesi non sono riusciti a frenare. Nonostante un colpo di Stato e l'arrivo dei mercenari russi, i terroristi islamici continuano a fare il bello e il cattivo tempo in Burkina Faso, dichiarato per il secondo anno di fila l'epicentro globale del terrorismo, dove secondo gli esperti oltre il 60 per cento del territorio è in mano a gruppi affiliati a Isis e Al-Qaeda.
I cristiani, che rappresentano quasi il 30 per cento della popolazione, sono costantemente ...
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