Buccinasco e scuola materna “Don Stefano Bianchi”: se i bilanci contano più dei bambini

La scuola materna privata “Don Stefano Bianchi” accoglie i bimbi di Buccinasco dal 1961. L’asilo fa risparmiare 3.300 euro a bambino al Comune, che però ha deciso di tagliarle i contributi: tanti genitori di quei 330 bambini non riescono più a pagare la retta, le liste d’attesa degli asili pubblici sono già chilometriche e 35 insegnanti rischiano di stare a casa.


Quando a don Stefano Bianchi venne affidata la comunità di Buccinasco, cinquant’anni fa, dovette scontrarsi con un problema grave. Quello degli bambini piccoli. I genitori, costretti a lavorare nei campi della Bassa a Sud di Milano, non potevano curare i figli piccoli, e l’inattività pesava sui bilanci familiari di un’Italia che, economicamente, era molto fragile. Le famiglie di Buccinasco avevano bisogno di appoggiarsi su una struttura più vicina di quella di Corsico, Comune limitrofo, e a prezzi convenienti. Nacque così la scuola dell’infanzia parrocchiale, esempio di sussidiarietà unico nel suo genere. Tanto che, adesso, ospita 330 piccoli, il 40% di tutti i bimbi da 3 a 6 anni di Buccinasco.

La solidarietà è però schiacciata dal giogo dello statalismo. Il commissario prefettizio Francesca Iacontini, subentrata all’arrestato ex-sindaco Loris Cereda, per portare il bilancio in pari ha deciso di annullare i contributi versati alla scuola dal Comune, scatenando la rabbia di mamme e papà. Il taglio farebbe lievitare la retta da 60 a 180 euro al mese. La convenzione, stipulata nel 1982 tra la scuola cattolica e una giunta di Rifondazione comunista, è sopravvissuta a sindaci di destra e di sinistra, ma è caduta davanti ai freddi calcoli di un governo tecnico.

Il panorama che si delinea è grigio per i genitori di Buccinasco. A fronte dell’aumento della retta, infatti, le famiglie si sono riversate verso gli asili pubblici, allungando enormemente le liste d’attesa. Tanto più che il surplus di bambini non può essere assorbito da nessuna struttura comunale. Il sindaco, a ricevimento con alcuni cittadini molto preoccupati, avrebbe risposto che i bambini, al limite, sarebbero stati ospitati dalle scuole dei Comuni limitrofi. E alla critica dei genitori, consci del fatto che le rette nelle scuole limitrofe sono il doppio di quelle intercomunali – oltre ad avere liste d’attesa chilometriche per le famiglie non-residenti –, avrebbe garantito che la differenza sarebbe stata coperta dal Comune stesso.

Follia? No. La pazzia, conti alla mano, sarebbe chiudere l’opera. Non soltanto per le 35 insegnanti della scuola, preoccupate per il loro futuro, ma per la stessa economia del Comune. Nell’asilo pubblico un bambino “costa” in media 6 mila euro, a fronte di una spesa media nella scuola “Don Stefano Bianchi” di 2.700 euro. L’asilo privato ha prediletto da sempre una politica low-cost che, ad esempio, gli ha permesso di risparmiare 50.000 euro l’anno per il servizio di mensa. Il taglio voluto dal commissario Iacontini, però, ridurrà la partecipazione comunale di 350 mila euro per far quadrare il bilancio comunale. Danneggiando, di fatto, un’opera tra le più virtuose nei suoi confini.

I genitori hanno inviato una lettera al prefetto Gian Valerio Lombardi e al ministro dell’Istruzione Francesco Profumo per chiedere che la scuola non chiuda. Si è pure voluto sensibilizzare i cittadini raccogliendo firme durante una festa in maschera, lo scorso sabato pomeriggio: 3.500 i nominativi raccolti, sintomo di un disagio profondo nella trama sociale del Comune, lasciato senza alternative per una decisione unilaterale che puzza di imposizione ideologica.
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