Bucarest. Secondo no secco (e bipartisan) alle unioni civili: le chiede l’Europa, la Romania respinge

Socialisti e democristiani uniti contro la norma dettata da Bruxelles. «Dopo cinquant’anni di comunismo basta leggi che mirano a cambiare la testa delle persone»

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romania-lgbtLa Romania non introdurrà nel suo ordinamento le unioni civili nonostante l'”incoraggiamento” dell’Unione Europea. Tutto è cominciato all’inizio di marzo quando l’inter-gruppo dei diritti Lgbt del parlamento europeo ha inviato alle camere rumene una lettera firmata da Michael Chasman e da Urlike Lunacek, in cui si chiedeva l’adeguamento alla legislazione di altri paesi europei.
Ma la commissione Giustizia della Camera ha respinto il conseguente disegno di legge, che era già stato bocciato anche dal Senato con una maggioranza di 105 voti contro 2.

IL DDL E L’OPPOSIZIONE. Il padre del testo, Remus Cernea, noto per il suo laicismo, aveva presentato la norma parlando di non discriminazione delle coppie «eterosessuali e omosessuali», per «ottenere diritti all’eredità, all’assicurazione medica del compagno e della proprietà».
Diverse associazioni hanno però inviato al parlamento delle note in cui emergeva che, in quanto a diritti, le coppie di fatto godono già di quelli citati nel testo e che il riconoscimento civile delle convivenze avrebbe avuto solo l’effetto di indebolire l’istituzione matrimoniale. Contro la norma si sono battuti insieme socialisti e democristiani. Daniel Florea, membro del Partito socialista democratico, ha spiegato così alla tv nazionale quella che ritiene essere la reale intenzione del movimento Lgbt: «La loro preferenza è per il loro business».

ABBIAMO GIÀ AVUTO IL COMUNISMO. Diana Tusha, del Partito democratico cristiano nazionale dei contadini, ha dichiarato: «Il tentativo di legiferare sulle unioni civili serve a dimostrare che è sufficiente adottare una serie di leggi che mirano a cambiare la testa delle persone, introducendo l’idea che sia possibile ridisegnare gli ideali e i valori umani secondo la propria volontà». Tusha ha poi aggiunto: «Penso che ne abbiamo già avuto abbastanza della dannosa esperienza di cinquant’anni di comunismo, in cui le leggi ci furono imposte forzatamente, senza riguardo per l’identità rumena. Non c’è bisogno di traumatizzare altre generazioni in nome di qualche progresso illusorio portato avanti attraverso ricette straniere (è il marxismo culturale rappresentato dal signor Cernea). Così si promuove la distruzione della famiglia e si decostruisce la condotta umana, eliminando i pilastri necessari al suo compimento».

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