Brindisi alle “lobby del mangiarbere”. E alla salute dei moralisti

Il bicchiere

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“Le lobby del mangiarbere”. Così più o meno titolava l’Espresso, un servizio apparso alla fine di agosto dove si faceva una sorta di mappa degli opinionisti di vini, ristoranti e cose buone. La cosa curiosa è che il vino rosso piace alla destra ed alla sinistra e gli schieramenti o le ghiotte alleanze, alla fine, non sono riusciti a dare una lettura ideologica dei vari gruppi: da Arcigola al Club di Papillon, dal Gambero Rosso a Veronelli (che starebbero per fidanzarsi). E questo, tutto sommato è il bello dell’enogastronomia, che ha sì degli opinionisti litigiosi, ma comunque mette continuamente in risalto il primato della qualità delle nostre produzioni tipiche. E anche se il Gambero Rosso fa dietrologia, sostenendo che il cuoco di D’Alema (Vissani) è il numero 1 di Raspelli (L’Espresso) perché il principe Caracciolo ha fatto affari (casina Valadier) con il gigante buono di Baschi, la sostanza non cambia. Il Gambero Rosso, ovviamente, non scrive che è stato proprio Raspelli ad abbassare il voto a Vissani, quando tre anni fa è giunto all’Espresso, oppure che Raspelli all’Espresso c’è tornato dopo 15 anni, allorché girò i tacchi, a seguito dei disaccordi di valutazione di un ristorante, con il curatore della guida. Figuratevi se uno che ha pagato (nel senso letterale del termine) una coerenza, si fa condizionare, a cinquant’anni, da altri fattori che non siano il suo palato. Al Meeting di Rimini il Club di Papillon ha incontrato diversi appassionati, molti dei quali lettori di Tempi, che seguono settimanalmente “Il Bicchiere”. Ma erano pur sempre una minuscola nicchia. Chissà, nonostante il successo delle degustazioni, serpeggia il dubbio che un certo tasso di moralismo, per cui non sta bene accostarsi e spendere soldi per una semplice funzione come il mangiare e il bere, serpeggi più all’ombra degli oratori, che nelle sezioni rosse. Scaccio i brutti pensieri con un bicchiere color giallo oro di Colli Pesaresi “Roncaglia” delle Fattorie Mancini, assaggiato all’Osteria della Miseria (manco a dirlo) di Gabicce Alto. Operazione riuscita. (massolon@tin.it)

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