Bret Easton Ellis demolisce Black Panther: «Tutti lo sostengono, non piace a nessuno»

L’autore di “American Psycho” contro la nomination all’Oscar del supereroe dalla pelle nera: «Va giudicata la qualità del film, non l’inclusività»

Bret Easton Ellis

Da uno scrittore come Bret Easton Ellis ci si può sempre aspettare prese di posizione scomode per il mainstream progressista americano (vedi per esempio le sue critiche da omosessuale di sinistra contro l’isteria liberal anti-Trump, contro l’«economia della reputazione» indotta dall’abuso dei social network e contro l’intolleranza dei «guardiani dell’omosessualità politicamente corretta»). Questa volta ha fatto salire la tensione nel bel mondo del cinema hollywoodiano criticando apertamente la candidatura di Black Panther come miglior film ai prossimi Oscar.

La pellicola è stata elogiata in molte salse in quanto primo blockbuster movie con protagonista un supereroe dalla pelle nera, simbolo della voglia di riscatto della comunità afroamericana all’epoca di movimenti come “Black Lives Matter”. Non è estraneo a questa infatuazione generale ovviamente un certo tasso di ostilità a un presidente presunto “razzista”. Nessuno perciò, dal fronte liberal, oserebbe mettere in aperta discussione la nomination all’Oscar di un’opera del genere. Tranne Bret Easton Ellis, appunto, che per altro non è esattamente un signor nessuno per il cinema statunitense, visto che è anche stimato sceneggiatore, oltre che autore di diversi libri approdati sul grande schermo. Uno su tutti, American Psycho.

IL GIUDIZIO INCONFESSATO

Ellis non è nuovo nemmeno alle sfuriate contro la “correttezza politica” di Hollywood (vedi il tweet di qualche anno fa contro l’assegnazione dell’Oscar a Kathryn Bigelow per The Hurt Locker). Riguardo a Black Panther, però, l’uscita dello scrittore ha fatto discutere parecchio perché sembra rivelare quello che molti nell’ambiente non avrebbero il coraggio di dire, almeno secondo Ellis. Ecco che cosa ha detto durante il centesimo episodio della serie B.E.E. Podcast:

«Nessun film di supereroi ha mai ottenuto una candidatura come miglior film. Ma credetemi, la Disney sta facendo tutto ciò che è in suo potere per assicurarsi che questo accada. Anche se non c’è nessuno che io conosca qui a “La La Land” che pensa che “Black Panther” sia un bel film. Eppure lo sostengono tutti».

Black Panther

SE LO MERITA DAVVERO?

La registrazione del podcast risale a metà gennaio, quando Ellis non poteva ancora sapere se Black Panther avrebbe effettivamente avuto la candidatura. L’orientamento di critici, dei giornali e delle tv mainstream però era già chiarissimo da mesi. In controtendenza, Ellis si domandava: «Se la merita davvero questa candidatura?».

«La stampa di spettacolo e lo studio vendono la tesi che “Black Panther” sia una capolavoro di arte cinematografica che non può passare ignorato. È la tesi che ci viene fatta ingoiare e noi non possiamo fare altro che sorridere scettici».

«CULTURA NAUSEANTE»

Secondo lo scrittore, comunque vada a finire l’attesa serata degli Oscar, la nomination di Black Panther per la più ambita fra le statuette dice molto del modo in cui si concepisce Hollywood. Per Ellis nel cinema americano ormai tutto è «rappresentazione», ed è per questo che prevale questa «enorme, sciocca campagna per l’inclusività e la diversità, (…) come se inclusività e diversità c’entrassero qualcosa con i meriti di un film. Eppure, è questa la cultura che gli Oscar stanno promuovendo, ed è abbastanza nauseante».

Foto Bret Easton Ellis: Ansa