Bombardamenti, esecuzioni sommarie e civili in fuga. Disastro turco in Siria

Mentre prosegue l’invasione di Erdogan e gli Usa si ritirano, i curdi chiedono aiuto all’esercito di Assad e a Putin. Si registrano le prime esecuzioni sommarie di civili. Monsignor Abou Khazen (Aleppo): «Non ci fidiamo dell’Europa»

Si fa sempre più intricata la situazione nel nord della Siria. Il segretario alla Difesa americano, Mark Esper, ha annunciato «il ritiro di tutte le forze» Usa, circa un migliaio di soldati, dal teatro di guerra. Potrebbero restare in Siria, trasferendosi in una base più sicura, oppure fare rientro negli Stati Uniti. Nel frattempo, mentre l’esercito di Recep Tayyip Erdogan, continua i bombardamenti e l’invasione del nord della Siria, i curdi hanno chiesto aiuto a Bashar al-Assad, che avrebbe già inviato i primi contingenti siriani a sostegno delle milizie Fds, in cambio della cessione a Damasco del controllo di alcune importanti città al confine con la Turchia, come Manbij e Kobane. Nel frattempo, un migliaio di terroristi islamici dell’Isis sono fuggiti dai campi di detenzione curdi.

I TERRORISTI DELL’ISIS SCAPPANO

I bombardamenti turchi cominciati mercoledì scorso si stanno concentrando sulle città di Tel Abyad e Ras al-Ayn. Centinaia di persone, tra cui molti civili, sono già morti e gli sfollati sono già 130 mila. L’esercito siriano si sta dirigendo verso il confine con la Turchia per aiutare i curdi, con il sostegno della Russia di Vladimir Putin, ponendo fine così al sogno curdo di stabilire una regione autonoma nel nord-est del paese. Come nota il Corriere, «nel vuoto lasciato dagli americani, cresce l’influenza di Putin, sponsor di Assad, ma anche interlocutore privilegiato di Erdogan».

Mentre l’Unione Europea comincia lentamente a muoversi, soprattutto per iniziativa tedesca e francese, ieri 750 terroristi sono fuggiti dal campo curdo di Ain Issa dopo un bombardamento turco. Il campo ospita in tutto 13 mila persone, compresi donne e bambini familiari dei miliziani dell’Isis.

ESECUZIONI SOMMARIE

A fianco dei turchi combattono anche dei contingenti di ribelli siriani, che domenica hanno ucciso in modo sommario nove civili nella città di Tel Abyad. Su internet sono circolati dei filmati che mostrano le vittime allineate sulla strada e uccise dai ribelli tra grida e insulti.

«NON CI FIDIAMO DELL’EUROPA»

Come dichiarato ad AsiaNews dal vicario apostolico di Aleppo, mons. Georges Abou Khazen, «gli Usa hanno tradito il popolo curdo. Ma non ci fidiamo neanche dell’Europa: siamo al sesto giorno di conflitto e non hanno fatto ancora nulla. Siamo molto preoccupati, abbiamo già decine di migliaia di profughi, sono molte le persone uccise sul campo in modo orribile, con le stesse modalità dell’Isis». Fra le vittime, aggiunge, «non ci sono solo curdi, ma pure cristiani armeni, assiri, caldei che hanno già conosciuto la persecuzione ai tempi dell’impero ottomano e che oggi investe nipoti e pronipoti. Nei bombardamenti a Qamishli le prime vittime sono state proprio due cristiani e se i turchi avanzano nell’offensiva molti altri cercheranno di scappare».

Foto Ansa