Ora che a essere accusata di «omofobia» è una eletta nel Pd, Scalfarotto non ha niente da dire?

Bologna. Il Cassero attacca pesantemente Raffaella Santi Casali che, dopo le serate blasfeme, ha chiesto di rivedere la convezione col locale Arcigay.

GAY: FOTO BLASFEME A BOLOGNA, POLEMICA FINISCE IN PROCURACosa ne pensa Ivan Scalfarotto di quel che è successo a Bologna? Sarebbe interessante saperlo, dato che nella vicenda sono coinvolti alcuni esponenti del suo partito, il Pd, che l’Arcigay ha accusato di essere «omofobi» per il solo fatto di aver espresso delle opinioni. “Omofobia”, “opinioni”: a qualcuno viene in mente qualcosa? Se è questo il modo di ragionare e di intendere l’omofobia a sinistra, dal disegno di legge Scalfarotto, già approvato alla Camera, non c’è da aspettarsi nulla di buono.

COSA E’ SUCCESSO. Come vi avevamo raccontato, a Bologna è scoppiata una polemica dopo che il Cassero, storico locale Arcigay, ha promosso l’iniziativa “Venerdì credici”. Un evento presentato come serata «eretica e scaramantica» con tanto di «sbattezzo point» e pubblicizzato attraverso immagini di uomini travestiti da Gesù intenti a mimare atti sessuali con una croce. La vicenda ha sollevato innumerevoli proteste, non solo da parte di alcuni consiglieri comunali di centrodestra, che hanno denunciato il Cassero, ma anche da parte del cardinale Carlo Caffarra e da alcuni consiglieri del Pd, tra cui la cattolica Raffaella Santi Casali. In particolare, poiché il locale riceve finanziamenti dal Comune, Santi Casali ha presentato in consiglio comunale un ordine del giorno, in discussione oggi, nel quale si chiede di rivedere la convenzione col locale, attiva dal 1982. Non l’avesse mai fatto.

«IL PROBLEMA E’ SANTI CASALI». Ieri una nutrita delegazione del Cassero, capitanata dal suo presidente Vincenzo Branà, si è recata a Palazzo d’Accursio e – come si vede dal video di Città del Capo – ha accusato senza mezze misure Santi Casali di «omofobia» e di intelligenza col “nemico” (la destra). Il discorso di Branà è stato durissimo e apertamente accusatorio nei confronti della consigliera Pd che «non rappresenta nessuno» e a cui è stato chiesto di rendere conto delle sue spese. «Il problema si chiama Raffaella Santi Casali, eletta del Pd che continua a lavorare in sponda con la destra», ha detto Branà che, non contento, ha anche accusato l’intero Pd di traccheggiamento e di non prendere posizione: «Questo problema deve essere risolto».
Il segretario locale del Pd, Francesco Critelli, ha difeso «in maniera totale, senza alcun tipo di condizione, la consigliera Raffalla Santi Casali e trovo che i toni usati dal presidente del Cassero siano inaccettabili. Noi viviamo in democrazia, si può essere d’accordo o no con alcune posizioni espresse, si può essere in dissenso rispetto a scelte legittime, ma non si possono offendere le persone e non si possono mettere le persone in condizione di essere esposte alla pubblica accusa». Anche Benedetto Zacchiroli, altro esponente locale del Pd e noto omosessuale, ha difeso la collega di partito: «Ha sempre votato tutto quello che ho votato io, quindi all’atto pratico quell’accusa cade. Se è omofoba Santi Casali lo sono pure io, e io sono una persona omosessuale quindi non mi converrebbe moltissimo».

CHE NE PENSA SCALFAROTTO? Sarebbe a questo punto interessante conoscere l’opinione di Scalfarotto, dato che, una volta tanto, a essere accusati di «omofobia» non sono i “trogloditi” di destra, le “medioevali” Sentinelle in piedi o quei “fissati” della Manif pour tous. Qui si tratta di una donna che appartiene al suo partito, che ha espresso delle opinioni, che ha chiesto maggiore trasparenza nell’assegnazione di soldi pubblici. Cosa c’entra l’omofobia? Noi l’abbiamo già scritto migliaia di volte. Il ddl che si vuole approvare in parlamento, non specificando cosa si intenda per omofobia, ha come inevitabile conseguenza la limitazione della libertà di opinione. L’episodio di Bologna lo testimonia in maniera solare. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa il primo firmatario di quel disegno di legge.

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