“All’uccello un nido, al ragno una tela, all’uomo amicizia”. Piccolo contributo per l’inizio dell’anno scolastico

All’uccello un nido, al ragno una tela, alluomo amicizia.
William Blake

Il momento che viviamo è straziato dall’inimicizia.

Dai conflitti sanguinosi che funestano tante parti del nostro mondo, all’oblio che sfigura il disegno del nostro volto umano (C’è un odio di sé dell’occidente che si può considerare solo come qualcosa di patologico, disse Ratzinger qualche anno fa) fino all’abisso di quell’inimicizia verso se stessi che alberga nell’animo di tanti, adulti o giovani, che ci stanno accanto.

Di amicizia abbiamo necessità.

Che sia insieme perdono e correzione; che sgorghi dal riconoscimento del nostro comun destino, come poeticamente esprime il Focolare di Pascoli: a poco a poco niuno trema più né geme più: sono al caldo; e non li scalda il fuoco, ma quel loro soave essere insieme.

Lo studio stesso, cui ci apprestiamo in molti, è amicizia, amoroso uso di sapienza, vittoria sull’estraneità che nell’esperienza, quotidiana e fedele, del rapporto tra giovani e adulti realizza in noi il canto che fu di San Francesco: Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature.

Ed è amicizia, comunione, la grande virtù che Cristo ha portato nel mondo, vero e proprio “scandalo” positivo di rinascita, come, quando, per esempio, avendo litigato ci si rimette insieme.

Esattamente questo indica l’effettiva presenza di un ideale più grande dell’opinione e anticipa in questo mondo il primo germoglio della parola profetica di Isaia:  Il lupo dimorerà insieme con l’agnello.

L’amicizia, passione instancabile di Dio nel presente della nostra situazione umana, come dichiara la supplica di Cristo per noi, è fondamento persuasivo della speranza con cui, passo dopo passo, compiamo il nostro cammino verso il Destino.

Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. 

Giovanni 17, 20-21

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