Mostra – Sensualità e spiritualità nelle opere dei preraffaelliti in mostra a Torino

Dal plico di opere poetiche dai versi erotici e sensuali sepolti, per poi essere dissepolti, insieme all’amata moglie Elizabeth Siddal, spenta da una forte dose di laudano, all’attaccamento morboso verso un cucciolo di vombato, un marsupiale chiamato Top, che lasciava dormire sul tavolo durante le cene con gli amici e che probabilmente ispirò il personaggio del dormeuse, l’animaletto che siede accanto al Cappellaio Matto nelle Le avventure di Alice nel Paese delle meraviglie di Lewis Carrol, le stranezze di Dante Gabriel Rossetti (1828-1882) stupiscono quanto meravigliano le sue coltissime composizioni. Colte perché intrise di forti rimandi simbolici, di suggestioni artistiche e letterarie che affondano le radici nella ricca tradizione di arte sacra italiana, nelle letture stilnovistiche, nel Medioevo italiano e nel ciclo arturiano, senza dimenticare Shakespeare. Insieme ad Edward Burne-Jones (1833-1898) e John Everett Millais (1829-1896) è uno dei padri della Confraternita dei Preraffaelliti, quella corrente artistica dell’Inghilterra vittoriana che rinnega la lezione di Raffaello e di tutti quei pittori che hanno privilegiato la bellezza formale a discapito di una verità più profonda.

E portatrici di questa verità, che coincide con una misteriosa e sensuale bellezza, sono le donne protagoniste dei loro dipinti, alcune divenute delle vere e proprie icone, come l’Ophelia di Millais e L’amata (La sposa) di Rossetti, capofila delle oltre settanta opere adesso in mostra presso Palazzo Chiablese di Torino. La retrospettiva, dal titolo Preraffaelliti. L’utopia della bellezza, che resterà aperta fino al prossimo 13 luglio, è un vero e proprio excursus nell’universo artistico di questi pittori in bilico tra passioni terrene, incarnate dalle donne amate e da ritratti di innamorati, e aspirazioni spirituali. Queste ultime possono sia trapelare attraverso più o meno nascosti riferimenti biblici, oppure essere al centro di composizioni, come nell’opera Prendi tuo figlio, Signore di Ford Madox Brown (1821‐1893).

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