I ragazzi del Meeting e le solite frecce avvelenate

meeting-rimini-2013-emergenza-uomoPubblichiamo l’editoriale di Italia Oggi, firmato dal direttore Pierluigi Magnaschi, e intitolato “Il Meeting descritto come Parlamento o punching-ball”.

Confesso che sono un cattolico praticone. Aggiungo che non sono mai stato iscritto a nulla, nemmeno a una bocciofila. Preciso che sono allergico alle grandi adunate. Detto questo, ritengo che la copertura del Meeting di Rimini da parte dei media (tutti, siano di sinistra o di destra) non abbia mai offerto un vero servizio a chi ha diritto di capire che cosa è successo in questa città. Invece i media trattano il Meeting, o come se fosse un Parlamento, riferendo sui discorsi dei politici, oppure come un’arena nella quale si possono usare frecce avvelenate (sempre le stesse, da un quarto di secolo) contro una realtà, Cl, che, come tutte le cose di questo mondo, ha i suoi difetti, ma che viene spesso assalita pregiudizialmente.

Il Meeting avrebbe invece bisogno di giornalisti di costume o di scrittori, capaci di descrivere la gente. Non a caso, ItaliaOggi ha utilizzato uno scrittore, Marco Cobianchi, che ha parlato, in modo del tutto innovativo, della gente del Meeting, il migliaio di giovani che, pagandosi anche il viaggio, e rinunciando alle vacanze, si è messo a disposizione degli altri. Nel momento in cui persino i centri sociali sono chiusi per ferie, loro erano lì.

Nel 2013, trovare mille giovani che si sacrificano gioiosamente per un’ideale che non sia di sopraffazione, che curano i figli piccoli delle coppie che vogliono ascoltare le relazioni, che smistano il traffico nei parcheggi, che governano le mostre, non è una cosa da poco. E anche le decine di migliaia di famiglie venute da tutt’Italia, che si incontrano per capire, per divertirsi, per discutere. A Rimini, fuori dal Meeting, e indipendentemente dal Meeting, c’è un campo estivo gestito da giovani volontari di Cl che accolgono per un paio di mesi i bambini che altrimenti non saprebbero dove andare e ai cui genitori non chiedono certificati parrocchiali. Sono, questi di Cl, dei giovani contenti di essere utili. Mentre altrove viene giù anche il teatro, vedere che ci sono ancora ragazzi così, fa ben sperare. La loro, è una scuola di fatti, non di parole. Credi? Allora datti da fare. Capisco lo scandalo. Non ce l’hanno contro Formigoni ma contro questi giovani perché essi dimostrano che si può vivere in altro modo. Indispongono perché attestano che si può essere giovani, impegnati e diversi. Per di più, non sacrificali ma gioiosi. Tiriamogli le pietre.

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