L’opera d’arte al tempo di Internet in scena a Firenze

La natura al tempo di Internet? Ce la raccontano artisti come Michele Chiossi, Rolando Deval, Piero Gilardi, Luciana Majoni, Giovanni Ozzola, Cristiana Palandri, Daniela Perego, Caterina Sbrana, Virgilio Sieni e Deva Wolfram, che l’hanno studiata e interpretata con l’uso di diversi media – dalla fotografia analogica a quella digitale, dal video alla performance, dalla pittura al disegno, dalla scultura all’installazione – e che adesso ne confrontano i risultati all’interno della mostra intitolata Osservazione della natura in stato di quiete. L’opera tra aura e condivisione, dove affrontano collettivamente la sfida della contemporanea rappresentazione del reale, in un mondo sempre più saturo di immagini create dai diversi media. Esiste ancora l’idea di unicità e di originalità a cui si riferiva Walter Benjamin già nel 1936 nel suo saggio Das Kunstwerk im Zeitalter seiner technischen Reproduzierbarkeit (L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica) sostenendo come il cinema e la fotografia avessero invalidato il concetto tradizionale di autenticità dell’opera d’arte?

Da allora ne è passata acqua sotto i ponti e maestri come Andy Warhol hanno fatto della molteplicità la caratteristica fondante delle loro creazioni, originali in quanto in serie, non uniche, alla portata de nuovo mondo massa in procinto di esplodere. La risposta alla domanda, come suggerisce il critico Nicolas Bourriaud, è che «sta a noi (…) giudicare le opere d’arte in funzione dei rapporti che producono all’interno del contesto specifico nel quale si manifestano. Perché l’arte è un’attività che consiste nel produrre rapporti con il mondo, e nel materializzare – in una forma o nell’altra – le sue relazioni con lo spazio e col tempo». E in questo caso lo spazio è il Museo Marino Marini di Firenze, il tempo quello che va dal prossimo 28 settembre al 3 novembre 2012.

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