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La rivoluzione russa vista (e disegnata) dai bambini

settembre 4, 2017 Angelo Bonaguro

scontri_Cremlino

Tra i materiali preparatori per la mostra Russia 1917 – il sogno infranto di un “mondo mai visto”, presente al Meeting di Rimini e curata dalla Fondazione Russia Cristiana in collaborazione con l’Associazione Italiana Centri Culturali, avevamo previsto le riproduzioni di alcuni disegni realizzati dai bambini nei mesi concitati degli eventi rivoluzionari. Per vari motivi non è stato possibile inserirli nel percorso espositivo, tuttavia il tema ci era parso subito molto interessante.
Nel 1919 Vasilij Voronov, che insegnava discipline artistiche al ginnasio maschile Lomonosov di Mosca, consegnò al Museo storico russo oltre un centinaio di disegni eseguiti da studenti di età compresa tra i 7 e i 13 anni, e che avevano per tema sia la Prima guerra mondiale sia la Rivoluzione. Voronov raccolse anche dei temini elaborati dagli allievi, ma ne restano solo alcune tracce nei suoi appunti. «Lo storico che verrà – scrisse – sarà grato per ogni cenno di verità e fedeltà che descrive l’epoca attuale».
Nel 1987, in occasione del 70° della Rivoluzione, parte di quei disegni furono pubblicati in un’edizione intitolata Mosca 1917 – Disegni dei bambini testimoni oculari degli eventi, accompagnata da chiose politically correct; ma che quelle tavole in qualche modo infastidissero il regime lo conferma il fatto dell’edizione in formato tascabile e della tiratura limitata a 6000 copie.

Nell’aprile scorso il Museo storico russo ha dedicato una mostra a quei disegni per il centenario della Rivoluzione. La maggior parte di essi non sono firmati, è possibile individuare la scuola di provenienza ma solo raramente ritroviamo nome e cognome degli alunni, figli in genere della piccola borghesia o dell’intelligencija moscovite.
I piccoli artisti assorbivano gli eventi senza filtri politici o ideologici, e restituivano sulla carta le loro impressioni con immediatezza e semplicità. Evgenij Luk’janov, curatore della mostra moscovita, ha sottolineato la differenza tra le raffigurazioni che si riferiscono alla rivoluzione di febbraio e al dissolvimento dello zarismo, e i disegni che raffigurano «il bagno di sangue dell’Ottobre» fino al novembre 1918. «I fiori sbocciati a marzo – aveva annotato all’epoca il professor Voronov – finirono sparpagliati dalla tempesta autunnale».

«Nel marzo 1917 – si legge nel catalogo pubblicato per la mostra del Meeting – il cambiamento di regime incomincia ad affermarsi anche nel resto del paese: la prima città a muoversi è Mosca, il 28 febbraio nelle fabbriche iniziano le elezioni dei deputati al Soviet… Nel corso del mese, col diffondersi della notizia dell’abdicazione, la provincia si accorge che è in atto una rivoluzione, e nascono Soviet in tutte le città». Il filosofo Berdjaev ricorderà che una delle caratteristiche di quei mesi fu quella di aver intravisto «un’alba nuova» e di aver unito «il senso del tramonto e della sconfitta con il senso della nascita di un nuovo giorno e con la speranza nella trasfigurazione di tutta la vita». «In quella famosa estate del 1917 sembrava che insieme agli uomini comiziassero e concionassero le strade, gli alberi e le stelle», avrebbe scritto Pasternak. È lo stesso «fiabesco stato d’animo» che ritroviamo in molti disegni eseguiti dagli studenti in quei mesi, dove ovunque scrivono «libertà», «democrazia», «pace».
Oltre alle manifestazioni, alle code davanti ai negozi, ai comizi che incontravano lungo il tragitto da casa a scuola, troviamo raffigurati anche i protagonisti della rivoluzione: il bolscevico (disegnato letteralmente «più grande» del menscevico, «minore»); il cadetto (democratico-costituzionale), il socialista rivoluzionario, il «borghese», il proletario, il soldato dell’Armata rossa…

Il tono e il contenuto dei disegni cambia drasticamente quando si tratta di presentare gli eventi di ottobre: predominano i tratti concitati, drammatici, il rosso del sangue e degli spari, gli scontri cruenti e i cadaveri per le strade, gli spari nei pressi del Cremlino, i cortei funebri… I bambini assistono impauriti al «suicidio del popolo» e alla presa del potere da parte dei bolscevichi, gli «uomini nuovi» che si muovono con una logica diversa dai politici dell’epoca zarista, e sanno approfittare del vuoto creatosi per «epurare la terra russa da tutti i parassiti» (Lenin) e creare la dittatura del partito unico: «Noi non facciamo la guerra ai singoli, noi sterminiamo la borghesia come classe» – avrebbe esclamato il cekista Martin Latsis (a sua volta finito in disgrazia negli anni ’30).

Il centenario della «grande rivoluzione russa» sta passando un po’ in sordina sui media russi e finora resta emarginato alle cerchie degli specialisti, nonostante le autorità già da tempo abbiano auspicato la diffusione di una corretta lettura storica degli eventi.
Intanto in Italia è da Fausto Bertinotti che è venuto un interessante apprezzamento per la mostra del Meeting: «Con la rivoluzione del ’17, con quella storia terribile e contemporaneamente grande non si fanno i conti – no, semplicemente viene dimenticata. Sarà significativo che la mostra sul ’17 la fa il Meeting e nessuna forza della sinistra politica, ci sarà una ragione… La ragione è che in questa vostra storia la tradizione è presente e viva; dall’altra parte invece ce se ne è disfatti senza però riacquistare l’innocenza, si è diventati colpevoli di una damnatio memoriae».

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