«Il nostro ordinamento non riconosce il diritto alla non vita»

neonata-sindrome-down-shutterstock_144941101

Ancora una richiesta di risarcimento da parte di una coppia di genitori, che ha citato l’Asl di Lucca e i primari dei reparti di ginecologia e del laboratorio di analisi di un ospedale, per non aver diagnosticato alla loro figlia la sindrome di Down quando la bambina poteva ancora essere abortita. Questa volta però la Cassazione a Sezioni Unite ha risposto picche perché non esiste «il diritto a non nascere se non sano», quindi non c’è «nessun danno».

Si legge nella sentenza:

 Non esiste il diritto al risarcimento per il bambino nato malato «tanto più che di esso si farebbero interpreti unilaterali i genitori nell’attribuire alla volontà del nascituro il rifiuto di una vita segnata dalla malattia; come tale, indegna di essere vissuta (quasi un corollario estremo del cosiddetto diritto alla felicità). (…) L’ordinamento non riconosce il diritto alla non vita».

La Cassazione si scaglia anche contro i giudici che in casi precedenti hanno autorizzato i risarcimenti con sentenze creative:

Gli indirizzi giurisprudenziali favorevoli alla «pretesa risarcitoria del nato disabile verso il medico» arrivano ad assegnare al risarcimento «un’impropria funzione vicariale, suppletiva di misure di previdenza e assistenza sociale (…) I sentimenti non possono essere patrimonializzati, in una visione panrisarcitoria dalle prospettive inquietanti».

Infine, la Corte dà una stoccata al pensiero implicito che si nasconde dietro alla richiesta di risarcimento per una persona nata malata:

«Si rischia di reificare l’uomo, la cui vita verrebbe ad essere apprezzabile in ragione dell’integrità psico-fisica. Questa è una deriva eugenetica».

Foto bambina da Shutterstock


  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •