Edoardo Agnelli, il rampollo che sapeva di non avere tutto. Dodici anni fa moriva il figlio dell’Avvocato

 Quello di oggi non è propriamente un eroe. La sua vita, però, è il monumento più limpido di una legge della vita che sconvolge e commuove: non ci bastano soldi, carriera, un grande padre, un nome nobile, una strada spianata.
Edoardo Agnelli era l’erede designato per l’impero Fiat, figlio dell’avvocato Gianni. Aveva praticamente tutto, ma forse per lui non era tutto. E così si mise alla ricerca, per tutta la vita.
Non si laureò in Economia, come forse ci si aspettava da lui, ma scelse ciò che amava: Lettere Moderne alla Princeton University. Poi viaggi in tutto il mondo, l’attrazione per le filosofie induiste e l’astrologia, il presunto coinvolgimento in vicende di droga mai del tutto chiare, l’avvicinamento all’islam.
Aveva sete di qualcosa di vero e forse scoprì di non averlo trovato mai, se il 15 novembre del 2000 il suo corpo fu rinvenuto senza vita ai piedi di un viadotto autostradale. Un suicidio, secondo i giudici. Edoardo Agnelli non fu eroe per le sue scelte, né per il tragico gesto finale. Edoardo Agnelli lo fu perché mai si illuse di avere tutto, di non avere più niente da cercare.

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