Basta buonismo pressapochista. Due domande al mondo musulmano

rabbino_laras«Siamo in guerra e prendiamo coscienza che siamo solo agli inizi». Non usa mezzi termini Giuseppe Laras, presidente del tribunale rabbinico del centro-nord Italia, per denunciare sul Corriere della Sera «il dilagare del terrorismo di matrice islamista, con il suo carico di odio antisemita». Per Laras, anche le religioni sono «esperte in materia» di guerra ma se «nel caso del cristianesimo si è spesso trattato di problemi interpretativi», «con l’islam il problema dimora parzialmente nel testo sacro stesso».

Per il presidente del tribunale rabbinico, che non risparmia critiche anche al cristianesimo, dopo gli attentati contro la redazione di Charlie Hebdo e l’alimentari kosher Hyper Cacher in Francia bisognerebbe porre seriamente due domande al mondo musulmano: «La prima domanda è la seguente: è possibile per l’Islàm, in ossequio al Corano e per necessità religiosa intima propria dei musulmani osservanti, e non solo perché richiesto dai governi occidentali o da ebrei e cristiani, accettare teologicamente, apprezzandolo, il concetto di cittadinanza politica, anziché quello di cittadinanza religiosa?». Per Laras, «questa domanda fondamentale, per ignoranza, ignavia e inettitudine, non è mai stata seriamente posta dai politici europei, che hanno responsabilità enormi, anche del sangue sinora versato».

Seconda domanda che non viene «mai posta» per colpa del «buonismo pressapochista»: «Per l’Islàm, gli ebrei hanno alterato la Rivelazione divina e i cristiani hanno pratiche cultuali (…) dal sapore idolatrico. È possibile per l’Islàm» «apprezzare positivamente, in una prospettiva teologica, ebrei e cristiani in relazione alle problematiche sollevate da questo assunto coranico?». Se infatti «centinaia di migliaia di singoli musulmani» rispettano la fede altrui, «manca una reale, inequivocabile, onesta, autorevole e vincolante riflessione teologica islamica al riguardo». E se le risposte a queste domande «saranno per lo più negative, non sufficientemente autentiche o caratterizzate da silenzi e imbarazzi ci si troverà tutti di fronte a un immenso problema».

Ma le stragi in Francia denotano anche un altro problema: quello dell’Occidente, che dopo aver abbandonato Israele e gli ebrei, ora abbandona i cristiani, sacrificati «sugli altari del pacifismo, dell’opportunità politica, di un malinteso concetto di tolleranza, della cultura benpensante e radical chic, della “buona” coscienza». La colpa dell’Occidente è di essere caduta in «una crisi culturale e valoriale, legata alla crisi del cristianesimo e, in un certo senso, alla crisi della conoscenza della Bibbia». Da qui, per Laras, deriva «la situazione culturale e politica occidentale, (…) per cui non si riesce a comprendere ciò che accade e a chiamarlo per nome» e che «è intrisa di ignoranza, superficialità, inettitudine e pressapochismo».

Questa crisi si capisce ad esempio dal recente spettacolo di successo di Roberto Benigni: «È stato necessario un attore comico, indubbiamente molto bravo, per far di nuovo parlare, interessando, di Bibbia e del Decalogo: Benigni! Che débacle che sia stato necessario lui dopo duemila anni di cristianesimo e duemila e duecento anni di ebraismo in Italia! Evidentemente qualcosa non va; tuttavia pare che vescovi, pastori e rabbini dormano ancora sonni tranquilli».

Soprattutto, «non pochi intellettuali, compresi non pochi pensatori credenti ebrei e cristiani, hanno creduto, erroneamente, che [i suoi] valori e che [le sue] conquiste – oggi estremamente fragili e sotto attacco – fossero auto-evidenti e non derivanti da una storia ben precisa». Una storia che affonda le sue radici nella tradizione cristiana e giudaica, innestatasi su quella romana e greca (e non solo nella Bibbia come afferma invece Laras). Anche se, conclude il presidente del tribunale rabbinico, chi prova a ricordarlo, come a suo tempo Benedetto XVI, diventa «vittima del discredito mediatico e culturale».

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