«Voglio la Nazionale». La minaccia di Amauri, quello che mandava in panca Cavani

Estate, tempo di dichiarazioni forti. Perché il campionato è lontano, il campo per ora è solo quello dei ritiri estivi dolomitici, le emozioni arrivano più dai Palazzi di Giustizia che dalle goleade contro le rappresentative locali. E così è il momento giusto per togliersi qualche sassolino dalla scarpa per chi dalla cresta dell’onda del pallone italiano è stato sbalzato via troppo in fretta. Stiamo parlando del grande Amauri, fresco di intervista alla Gazzetta dello Sport in cui rilancia le sue ambizioni a fianco di Antonio Cassano al Parma. Resuscitato dalla panchina della Juve, il sedicente “Drogba bianco” in Emilia ha trovato il suo habitat ideale e, forte del nuovo compagno di scorribande offensive, ora promette di arrivare in alto, molto in alto.

DI NUOVO AZZURRO. Il pensiero corre diretto a quella data, 10 agosto 2010, giorno dell’amichevole Italia-Costa d’Avorio. Ebbene sì, là davanti agli ordini di Prandelli c’erano proprio loro due, Amauri e Cassano: «In maglia azzurra, al fianco di Antonio ho giocato solo quella partita. Per il momento…». La butta lì così, un po’ velata: chi ha orecchie per intendere, intenda. Chissà se i suoi 33 anni si sposano bene con la “linea giovane” seguita da Prandelli. È un peccato infatti che la Nazionale non abbia più voluto offrigli spazio. Chissà se adesso, con Fantantonio al proprio fianco, il Mocho Vileda più famoso d’Italia riuscirà ancora a mettere in difficoltà Prandelli.

DEL PIERO, MICCOLI E CAVANI. Ci crede Amauri: «Approfittando dei suoi assist, posso superare il tetto dei 10 gol raggiunto nello scorso torneo. Penso prima al Parma ma io e Cassano cercheremo di riconquistare la maglia azzurra». L’articolo è breve, ma di emozioni sa offrirne a ogni frase. Perché Amauri ha il fiuto del bomber navigato, manna dal cielo per fantasisti come il talento di Bari Vecchia: «In Nazionale neppure ho fatto in tempo a godermelo», spiega ancora Amauri. «Ho avuto compagni straordinari, su tutti Del Piero; ma considero Miccoli il mio partner più forte». Show time. Per chiudere con la trattativa dell’estate: l’addio milionario di Cavani dal Napoli. «Nel Palermo ero il titolare e lui stava in panchina, però sapevo che sarebbe diventato un attaccante strepitoso. Ho il rammarico di essere arrivato tardi nel calcio: a 18 anni ancora non giocavo da nessuna parte».