Ancora aumenti per le accise sulla birra. I produttori: «Un sorso su due se lo berrà il fisco»

Su le imposte sulla bionda a ottobre, gennaio 2014 e gennaio 2015. Intervista a Terzaghi, direttore Assobirra: «Colpite sempre le stesse categorie. Produttori artigianali a rischio»

Immaginate di guardare la partita della vostra squadra del cuore senza una birra. Impossibile affrontare 90 minuti di cori e strilli con la gola riarsa per la sete. Eppure è proprio questo il futuro che si prospetta per molti italiani, visto molto presto le accise sull’amata bevanda aumenteranno e bisognerà rinunciare a qualche “bionda” per salvaguardare le tasche. Il primo a essere preoccupato è ovviamente Filippo Terzaghi, direttore di Assobirra, associazione italiana degli industriali della birra e del malto.

In che modo aumenteranno le accise sulla birra?
Ci sarà un primo aumento nel prossimo ottobre, poi un secondo aumento avverrà nel gennaio del 2014, e un terzo nel gennaio 2015. L’accisa è un’imposta di fabbricazione, applicata su vari prodotti in Italia (superalcolici, tabacchi, energia…), che lo Stato utilizza come sbocco per reperire fondi nuovi. Ma io mi chiedo come mai si finisca sempre a colpire le stesse categorie: dal 2003 a oggi la birra ha subìto un rincaro del 115 per cento.

Si prevede un calo dei consumi per questo?
Solo quest’anno, c’è stato un calo globale del 3 per cento, dovuto principalmente alla crisi. Se consideriamo questo ulteriore rincaro, prevediamo che gli italiani berranno un 5-6 per cento di birra in meno all’anno, rinunciando a una loro grande passione. Insomma, noi di Assobirra diciamo che, se adesso un sorso di birra su tre se lo beve il fisco, con questo rincaro il fisco si prenderà un sorso su due.

Chi verrà colpito dall’aumento?
Questo è un rincaro che andrà a colpire tutti, perché la birra è un prodotto trasversale, piace a tutte le fasce della popolazione. Non stiamo parlando di un bene di lusso, che pochi si possono permettere: è il contrario di un prodotto elitario. Oltretutto, da sempre, il binomio “pizza e birra” è la cena più economica a disposizione dell’italiano, alla portata di tutti i portafogli, anche quelli colpiti dalla crisi. L’Italia è ormai un grande produttore di birra, ma la pressione fiscale che subiscono i produttori è la più alta in Europa.

Negli ultimi anni c’è stato un vero e proprio boom della birra artigianale nel nostro Paese, ne ha parlato perfino il New York Times.
All’estero guardano con molto interesse l’ondata di microbirrifici artigianali, di qualità, che sono nati sul territorio italiano. Non abbiamo molte malterie, pertanto dobbiamo importare alcune materie prime per la produzione birraria, ma per quello che riguarda castagne, frumento, orzo, zucca e altri ingredienti utilizzati prendiamo tutto dal territorio italiano. Ormai nel settore birrario operano circa 500 aziende, tra marchi storici e nuove realtà, dando lavoro diretto a 4.700 persone, il 4,4 per cento in più rispetto al 2011. Ma quando si parla di birra, si deve calcolare anche l’indotto allargato, cioè i distributori e altro personale, che porta il totale delle persone impiegate a 144 mila. Con i prossimi aumenti delle accise, i guadagni del settore si ridurranno. Molte di queste aziende potrebbero chiudere, con conseguente perdita di posti di lavoro preziosi. E siccome esportiamo circa il 15 per cento della produzione artigianale all’estero, sarebbe un peccato perdere un simile palcoscenico.