Berlusconi, sentenza Mediaset: condanna confermata. Annullata interdizione con rinvio [link url=https://www.tempi.it/videogallery/mediaset-berlusconi-condannato-la-lettura-della-sentenza#.UfqnjGROrt4]Video[/link]

Condanna confermata. Annullamento con rinvio della pena accessoria che andrà ridefinita da Corte d’appello per il ricalcolo.

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Berlusconi, sentenza Mediaset: la condanna è stata confermata. Annullamento con rinvio, invece, della pena accessoria (l’interdizione dai pubblici uffici – che era di cinque anni) che andrà ridefinita dalla Corte d’appello per il ricalcolo. Confermate anche le condanne degli altri tre imputati del processo Mediaset, gli ex dirigenti di Mediaset Daniele Lorenzano e Gabriella Galetto e il produttore cinematografico Frank Agrama.
Per il procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati «la pena principale è definitiva ed è eseguibile», non appena la sentenza arriverà in tribunale a Milano. A Palazzo Grazioli sta arrivando tutto lo stato maggiore del Pdl: Renato Schifani e Renato Brunetta, Denis Verdini e Altero Matteoli.

UN ANNO AI DOMICILIARI O AI SERVIZI SOCIALI. A stabilire la sentenza sono stati i cinque giudici della Sezione feriale della Cassazione: il presidente Antonio Esposito, il relatore Amedeo Franco e i tre consiglieri Claudio D’Isa, Ercole Aprile e Giuseppe De Marzo, che oggi a mezzogiorno si sono riuniti in camera di Consiglio per discutere il ricorso presentato dai legali dell’ex premier, condannato per frode fiscale (poco più di 7 milioni evasi nel 2002 e nel 2003) dalla Corte d’Appello di Milano lo scorso 8 maggio a quattro anni di reclusione, tre dei quali coperti da indulto. L’anno rimanente dovrà essere scontato ai domiciliari oppure con l’affidamento ai servizi sociali.

«VILE E CAZZONA». Il direttore del Foglio Giuliano Ferrara commenta su twitter: «Sentenza vile e cazzona». Beppe Grillo scrive sul suo blog: «Berlusconi è morto. Viva Berlusconi! La sua condanna è come la caduta del Muro di Berlino nel 1989».
Per Guglielmo Epifani, segretario del Pd, «la sentenza va rispettata, eseguita e applicata. Il Pd, proprio per il rispetto che si deve alla separazione dei poteri, chiede a tutte le forze politiche, e al Pdl in particolare, in un momento tanto delicato, di esprimere comportamenti rispettosi delle funzioni e dei poteri della Corte di Cassazione e di non usare forzature di carattere istituzionale, a seguito di una sentenza che muove dall’accertamento dei fatti e non da pregiudizi di alcun tipo. Seguiremo con attenzione il comportamento del Pdl, sapendo che un atteggiamento responsabile rafforzerebbe l’opportunità di tenere distinte le vicende giudiziarie da quelle politiche e di Governo, come il Pd ritiene necessario in una fase di crisi grave come quella che sta attraversando il Paese».
Per Nichi Vendola, leader di Sel, è «necessario a fronte di questa condanna trarre delle conseguenze: non è possibile immaginare che il Partito Democratico permanga nella condizione di alleato del partito di Silvio Berlusconi. Non è possibile immaginare che Silvio rimanga al centro della scena politica. Credo che grandi cambiamenti siano necessari per dare una risposta alla crisi morale del paese».
Sul sito del Giornale una homepage bianca e la scritta: “Condannato. Senza parole”.

NAPOLITANO. Pochi minuti dopo la lettura della sentenza è arrivato il comunicato del presidente della repubblica, Giorgio Napolitano: «La strada maestra da seguire è sempre stata quella della fiducia e del rispetto verso la magistratura, che è chiamata a indagare e giudicare in piena autonomia e indipendenza alla luce di principi costituzionali e secondo le procedure di legge». E poi: «In questa occasione attorno al processo in Cassazione per il caso Mediaset e all’attesa della sentenza, il clima è stato più rispettoso e disteso che in occasione di altri procedimenti in cui era coinvolto l’on. Berlusconi. E penso che ciò sia stato positivo per tutti. Ritengo ed auspico che possano ora aprirsi condizioni più favorevoli per l’esame, in Parlamento, di quei problemi relativi all’amministrazione della giustizia, già efficacemente prospettati nella relazione del gruppo di lavoro da me istituito il 30 marzo scorso. Per uscire dalla crisi in cui si trova e per darsi una nuova prospettiva di sviluppo, il paese ha bisogno di ritrovare serenità e coesione su temi istituzionali di cruciale importanza che lo hanno visto per troppi anni aspramente diviso e impotente a riformarsi».

L’ACCUSA. Il sostituto procuratore generale Antonio Mura – che aveva riconosciuto la validità delle accuse e per cui Berlusconi «è stato l’ideatore del meccanismo di frode fiscale» – aveva detto che «ferma la condanna per il reato di frode fiscale, la pena della reclusione e l’interdizione dai pubblici uffici, occorre ricondurre questa sanzione accessoria ai termini di legge», ossia da cinque a tre anni. L’accusa, infatti, aveva concluso che nella vicenda Mediaset «sono presenti tutti gli elementi costitutivi della fattispecie di reato di frode fiscale ascritta agli imputati» e che le sentenze di merito dei gradi precedenti «hanno una coerenza logica nella valutazione probatoria».

LA DIFESA. Di diverso avviso la difesa, per cui Berlusconi «non era il dominus di nessuna catena truffaldina». «Ci aspettavamo l’assoluzione di Berlusconi fin dal primo grado», aveva detto il legale dell’ex premier Franco Coppi (che si «rammarica che tale tesi sia stata condivisa dalla Procura»), chiedendo «che la sentenza venga annullata perché il fatto, così come è contestato, non costituisce reato e non è previsto dalla legge come tale». Coppi aveva anche ricordato come il suo assistito «dal 1994 si dedica interamente alla politica e non si occupa di più di gestione societaria». Concorde l’avvocato Nicolò Ghedini, che si era concesso un ricordo personale: «Questo caso Mediaset è il mio incubo notturno. Difendo Berlusconi da 16 anni e forse sono troppi».

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