Berlusconi, Ruby e la nostra giustizia trasformata in Vernacoliere

Su 5 milioni di processi penali pendenti in Italia, solo al Cavaliere è stato assicurato il minority report, inchieste a raffica e, se solo avesse evitato di difendersi, processi di una rapidità eccezionale

L’edizione di maggio del Vernacoliere, “mensile di satira, umorismo e mancanza di rispetto in livornese e in italiano”, strilla nelle edicole il seguente titolo: “E Grillo propone telecamere tra le gambe delle deputate per controllare il traffico dei membri”.

Neppure immaginano i titolisti del mensile toscano quanto siano vicini alla realtà più che alla satira greve. Lo Zeitgeist, o spirito dei tempi, è infatti quello: tutti sotto controllo, tutti in streaming. Pace se poi ci ritroviamo in Parlamento ragazzotti che sono stati beneficiati di un seggio, vuoi perché nella vita fanno “clic”, vuoi perché alle “parlamentarie” hanno preso ben quarantaquattro “like”.
E comunque, il fatto straordinario di tutto ciò è che, da Craxi in avanti, la magistratura è divenuta l’unico potere italiano che lo spirito di trasparenza lo ha comunicato bene, lo ha comunicato a tutti, specialmente a qualcuno e mai a se stessa.

Per esempio, quel Berlusconi che nel processo Ruby è l’emblema di tutti i membri sotto controllo. In effetti non sappiamo come sia nato il fascicolo Ruby, perché la fase investigativa è segreta. Ma sappiamo che, essendo l’azione penale obbligatoria, su 5 milioni di processi penali pendenti in Italia, solo a Berlusconi è stato assicurato il minority report, inchieste a raffica e, se solo avesse evitato di difendersi, processi di una rapidità e tempestività eccezionali. Ciò gli ha anche procurato l’installazione tra le gambe di una neanche tanto metaforica telecamera. E neanche a circuito chiuso. Ma così aperto che i giornaletti pornomanettari ci hanno sguazzato e ci sguazzano facendo un sacco di soldi.

Ora, come lo vogliamo chiamare questo tipico tratto italiano, Giustizia o Vernacoliere?