Berlusconi: disponibile a passo indietro se Monti si candida

Silvio Berlusconi, intervenendo alla presentazione del libro di Bruno Vespa, si dice disposto al passo indietro nell’eventualità che il presidente del Consiglio Mario Monti scenda in campo.

Silvio Berlusconi, intervenendo alla presentazione del libro di Bruno Vespa, si dice disposto al passo indietro nell’eventualità che il presidente del Consiglio Mario Monti scenda in campo.
«Il mio passo indietro o avanti dipende da come si sviluppano le cose», dice il presidente del Pdl. «Molto spesso leggo di questi miei passi avanti e indietro, come se fossero frutto di un pensiero incoerente. Io credo di essere sempre stato coerente, ho sempre ritenuto e ritengo che in Italia ci sono due schieramenti che si contrappongono: i moderati da una parte e le persone di sinistra dall’altra. I moderati dal ’48 a oggi sono sempre stati maggioranza, è chiaro che se i moderati vengono divisi in due parti, la sinistra diventa maggioranza». «Non credo che Monti accetti di diventare uomo di parte», ha aggiunto.
Berlusconi dice di essere stato «spinto dai miei», per questo si dice pronto a essere «candidato premier», ma anche «leader della coalizione». Si dice anche convinto di poter replicare alle prossime elezioni il risultato ottenuto alla fondazione del Pdl, intorno al 40 per cento: «Nel 2008 avevamo il 37,4 per cento dei voti. Dopo la fondazione del Pdl arrivammo al 42 per cento. Da focus fatti al nord, al centro, e al sud risulterebbe oggi che praticamente nessuno di quegli elettori che allora ci diedero fiducia sarebbero non disposti oggi a votarci».

CASINI. «Se fai un passo indietro io sarò con i moderati mi disse Casini che ha un complesso verso di me, ed io feci un passo indietro e Alfano divenne segretario. Ci aspettavamo il ritorno di Casini, ma questo non avvenne. Io sono assolutamente coerente per il mio impegno politico ho sempre ritenuto che ci sono due schieramenti che si contrappongono dal ’48 ad oggi: i moderati da una parte e la sinistra dall’altra e i moderati sono sempre stati la maggiopranza. Chiaro che se i moderati vengono divisi, la sinistra diventa maggioranza. Cosa è successo lo sappiamo tutti: dal 2008 in avanti Casini si è collocato fuori dalla maggioranza dei mdoerati e tutti i sondaggi ci davano per necessaria la fusione degli elettori di Casini con il resto dei mdoerati». Berlusconi più volte, spiega, di avergli chiesto di tornare con il centrodestra ma la pregiudiziale era la sua presenza, quindi «ho fatto passo inditero ma nessun passo avanti è stato fatto». Poi, prosegue, «decisi di fare un ulteriore passo indietro e ruolo di fondatore nel mio partito, ma anche in questo caso Casini non cambiò posizione, anzi continuò a discutere intensamente con la sinistra. Io ho sempre mantenuto atteggiamento di grande coerenza e sempre guartdando all’interesse della mia parte politica e del Paese».

EUROPA. «Sono stato sempre un europeista convinto, ho sempre detto “più Europa”, e non il contrario. Sono sempre stato per l’unione politica dell’Europa. Per quanto riguarda l’Europa si può parlare di malintesi e di molta malizia da parte di qualche protagonista. Non mi si può convincere di un’Europa in cui ci sono paesi egemoni che colpiscono gli interessi degli altri Paesi. Sono invece convinto dell’Unione europea». E sullo spread: «Ho detto che è un imbroglio l’utilizzo dello spread» per far cadere il mio governo.

LEGA. Senza un accordo con la Lega «cadrebbero immediatamente i governi presieduti da uomini delle Lega in Piemonte e Veneto». Non è il ruolo del padre nobile che mi è stato offerto dalla Lega: la Lega mi ha offerto con slancio il ruolo di leader della coalizione che dovrà poi indicare il presidente del Consiglio. E il presidente del Consiglio non va indicato precedentemente, ma tranquillamente dopo le elezioni in maniera differita. Non abbiamo accettato, ma è in corso una trattativa, è un accordo in discussione e in questo momento né noi né la Lega può dire quale sarà l’esito di questa trattativa».

PRIMARIE. «Ci sarà sicuramente un rinnovamento, ma nessuno dei nostri parlamentari che abbia dato prova di affidabilità ed efficienza sarà lasciato fuori dalle liste». E sulle primarie: «Non è utile al paese e non c’è tempo». Dell’Utri? «A torto o a ragione sono state colpite dalla magistratura, ma a loro dobbiamo spiegare che non possiamo metterli in lista. Su Dell’Utri ci spiace ma non possiamo permetterci di candidarlo».

GIUSTIZIA. «Da parte della procura di Milano c’è una “mostruosa operazione” di “diffamazione” sia sul piano “nazionale che internazionale” nei miei confronti. Questa – ha sottolineato – è una piaga grande della nostra democrazia. Non poter parlare al telefono vuol dire che siamo un paese barbaro, incivile». La sentenza sui diritti Tv «è uno schifo inaccettabile in una democrazia. E’ una sentenza politica».

NOME PDL. «Volevamo cambiare il nome perché l’acronimo Pdl è freddo e tronare a Forza Italia, ma gli ex An si sono opposti. Se La Russa e i suoi uscissero, potremmo fare questa modifica. Penso però che terremo il nome Popolo della Libertà».