Berlusconi: «Bersani premier e Alfano vice». Lupi: «Se non ci sarà governo forte si andrà al voto»

Il Cavaliere avanza una proposta politica al Pd chiedendo garanzie anche per il Quirinale. Parlando al Messaggero, Lupi elenca le priorità del Pdl: «lavoro, detassazione, sostegno alle famiglie»

Silvio Berlusconi ha aperto la riunione alla Camera dei parlamentari Pdl, ribadendo la linea del partito: «Sì a Bersani premier se il vice sarà Alfano». La seconda richiesta del cavaliere è che il prossimo presidente della repubblica sia un moderato e non un uomo di sinistra. Berlusconi si è detto anche preoccupato della situazione economica del paese e convinto della necessità che l’Italia abbia bisogno di un governo, senza ulteriori perdite di tempo.
Rispetto a una possibile frattura tra Pdl e Lega, Berlusconi – così come aveva già fatto nel corso della mattinata roberto Maroni – è stato categorico nella smentita, dicendo che sono frutto di fantasie le indiscrezioni che vorrebbero la Lega Nord pronta a far nascere un governo Bersani.

PROCESSO RUBY. Intanto, i giudici della quarta sezione penale del tribunale di Milano hanno sospeso il processo Ruby e lo hanno rinviato al 22 aprile in attesa che la cassazione decida sull’istanza di trasferimento da Milano a Brescia per legittimo sospetto presentata dai legali di Silvio Berlusconi. All’inizio dell’udienza di oggi, il legale di Berlusconi ha chiesto lo stop del processo in attesa di una pronuncia della Suprema Corte, e, in via subordinata, il legittimo impedimento per Berlusconi motivato dalla partecipazione di una riunione in Parlamento sugli esiti del Consiglio Europeo.

INTERVISTA LUPI. Questa mattina sul Messaggero è comparsa un’intervista a Maurizio Lupi che ha detto che «nella realtà drammatica che sta vivendo l’Italia non è possibile percorrere la strada di un governicchio debole, di minoranza, che chiede a qualcuno di uscire dall’aula per sopravvivere. Ci vuole un governo forte, e lo possono fare solo le forze che sono state votate dal 75 per cento degli italiani». «Come nel Pci dei tempi andati – ha detto Lupi -, anche nel Pd prevale il pregiudizio secondo cui il nemico è il male assoluto, brutto, sporco, cattivo. O impresentabile per usare le parole di Lucia Annunciata».
Se Bersani non accetterà le larghe intese, è inevitabile che si vada al voto: «Diventerebbe una scelta obbligata – dice Lupi. Le elezioni sarebbero un errore, come ha ricordato ancora oggi Napolitano, ma a quel punto la sola alternativa praticabile».
Parlando di Bersani, il deputato pidiellino ha detto: «Non riesco a capire di quale concordia parli. Se ai primi posti della sua teorica agenda di governo ci sono l’ineleggibilità di Berlusconi, il conflitto di interessi, il falso in bilancio. Se queste per lui sono le priorità dell’Italia come può esserci un accordo?». Ora «spetta al Pd proporre una formula di governo. Noi immaginiamo piuttosto delle priorità: lavoro, detassazione, sostegno alle famiglie. E l’elezione di un Presidente della Repubblica che sia davvero una figura di garanzia».