Cinque Stelle cadenti. Da Treviso a Catania Beppe Grillo perde terreno in vista delle amministrative

Liste civiche e partiti tradizionali sapranno riconquistare gli elettori doppiamente delusi? Verso le elezioni

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«Dopo quelli di Garibaldi con i Savoia e degli americani con la mafia, oggi in Sicilia ci sarà lo sbarco del Movimento Cinque Stelle». Era il 9 ottobre 2012 e Beppe Grillo stava per attraversare a nuoto lo stretto di Messina per dare il via al suo tour: diciassette giorni di campagna elettorale in vista delle elezioni regionali siciliane fatta di comizi nelle piazze, grida e urla contro la casta dei politici. È l’inizio dell’ascesa di un movimento, che di lì a poco avrebbe sconquassato e messo in scacco la politica in Italia. In Sicilia il risultato è subito strabiliante: oltre la metà degli elettori siciliani non si recano alle urne, ma il Movimento 5 Stelle è il partito più votato. Soprattutto, con il suo 15 per cento, risulta determinante per dare un governo alla Regione. M5S negozia e accetta di entrare in giunta con la sinistra e Crocetta diventa governatore. Viene ribattezzata “modello Sicilia”. Analoga situazione si ripete alle politiche di febbraio. Un’unica variante, l’esplosione di M5S, che passa dal 15 per cento del voto siciliano al 25 per cento su base nazionale, rende il paese ingovernabile e prelude, via la rielezione di Napolitano, al “governissimo” Letta.

Nel frattempo però, la novità siciliana si corrode. Grillo insulta i “traditori” (nel caso, il vicepresidente regionale Antonio Venturino, dandogli del «pezzo di merda»). La giunta di Palazzo Marescialli incassa i colpi. Sbanda. Non cade. Ma è costretta a navigare a vista in compagnia di «una zitella acida» (autodefinizione dei militanti grillini siciliani). Insomma, il “modello siciliano” è già in crisi. D’altronde, è un po’ difficile governare con la spada dell’antipolitica in una mano e i capitolati degli appalti nell’altra. Le contraddizioni stanno per esplodere. E forse già in questa fine di maggio Beppe Grillo raccoglierà i cocci di un consenso che corre rapidamente in frantumi. Lo dicono i sondaggi. Secondo SkyTg24-Tecnè, il Pdl di Silvio Berlusconi è in salita. Pd e pentastellati in caduta libera. La politica risorge? Tutt’altro. Vola l’astensionismo. E così, il 26 e 27 maggio, giorni di elezione per il rinnovo di consigli e sindaci in 719 comuni in tutta Italia, c’è anzitutto da attendersi un serio ridimensionamento del “nuovismo”.

La causa del calo del consenso grillino è da cercare principalmente all’interno del movimento. Dar voce ai mal di pancia è legittimo. Ma la sola contestazione non sembra la medicina giusta. La rete non ha pietà, dicono. E a farne le spese cominciano a essere i famosi “cittadini”. Come il grillino Marino Mastrangeli, colpevole di aver partecipato a una trasmissione tv violando le regole imposte dal duo Grillo-Casaleggio. Il comico ha lanciato l’espulsione via web. E gli adepti hanno risposto. Mastrangeli, diventato senatore perché indicato dalla rete, dalla stessa rete è stato scaricato. E tutti i privilegi della casta? A qualcuno hanno rinunciato, nessun dubbio. Ma alla benedetta diaria? Non esageriamo. A chi non farebbero gola ottomila mila euro? A livello locale non se la passano meglio. Il «meraviglioso modello Sicilia» è naufragato per “un traditore”. E per un paio di disegni di legge. Alle amministrative ora che succederà?

A Messina «il Movimento 5 Stelle si sta dissolvendo come nebbia al sole», spiega Cinzia Coscia, candidata “civica” al consiglio comunale con Siamo Messina, una delle tre liste del centrodestra che appoggiano il candidato sindaco Enzo Garofalo, deputato Pdl. «Il voto di protesta si è dimostrato inutile, non serve a risolvere i problemi». Il Comune dello Stretto è commissariato e la situazione di bilancio è gravissima «ma i grillini hanno un programma che non ha contenuti, sono solo slogan che danno voce alla rabbia degli elettori. Una rabbia totalmente condivisibile, ma che deve anche risolversi in proposte concrete, realizzabili, tangibili, non in proteste belluine. Lo scontento esige qualcosa. Ma per fare qualcosa serve gente competente». L’accordo tra Crocetta e M5S di Giovanni Carlo Cancellieri era nato sotto i migliori auspici. Ma «erano solo accordi di facciata. Gran bei titoli di giornale. È finita lì. Infatti, cos’è rimasto del “modello Sicilia”? Vedrete, vedrete il 27 maggio cosa succederà». Intanto la politica si riorganizza. O almeno ci prova. «Qualcuno ha criticato la nostra campagna elettorale definendola troppo soft», prosegue l’imprenditrice. «Ma non è così. Magari è meno visibile e dispendiosa di quella del Partito democratico che ha tappezzato la città di manifesti. Noi abbiamo preferito ritornare all’antico “porta a porta”, incontrare la gente per strada, nei mercati, nei quartieri. Alle amministrative si può esprimere ancora la preferenza quindi è necessario farsi conoscere. Come fai a risolvere i problemi se non conosci la tua gente? Che senso ha stare su un palco, in una piazza, a gridare quello che non va? Sbraitano, urlano slogan senza dare la possibilità di replica all’avversario. È un modo violento di fare politica, perché non prevede alcun tipo di confronto o dibattito. Il concetto del nuovo perché è nuovo, dei giovani perché sono giovani non può bastare, anzi, ha dimostrato di non reggere. Serve gente in gamba che sappia fare bene il proprio mestiere, possono anche non aver mai amministrato la cosa pubblica, ma devono avere le carte in regola per farlo».

La spinta di Napolitano
Analoga situazione a Catania, dove nell’ottobre scorso il Movimento di Grillo aveva fatto il pieno di voti. I candidati M5S alle comunali sembrano a corto d’ossigeno elettorale. Lezione introiettata: protestare è giusto, scendere in piazza è legittimo. Ma non basta per risolvere i problemi. Diversa situazione si registra a Siena. Città che potrebbe essere terreno fertile per i grillini a causa dei noti casi di cronaca giudiziaria. Il disastro Monte dei Paschi di Siena non ha forse inguaiato il “bancocentrismo” di un pezzo importante della Toscana rossa? «È vero. Eppure la città sembra anestetizzata», spiega a Tempi Marco Falorni, candidato sindaco per la lista civica Impegno per Siena. «Ho abbondantemente anticipato Grillo rimanendo fuori da ogni partito molto prima della nascita del Movimento 5 Stelle. Anch’io sono disgustato da certi modi di gestire il bene comune. Però, c’è una netta differenza tra loro e la nostra proposta civica: non si governa una città con l’antipolitica, ma con una buona politica. Lo dimostrano i fatti, ancor di più a livello locale. La politica si fa conoscendo le persone e i loro problemi, conoscendo gli enti, la storia, il territorio. Non bastano gli slogan. A cosa servono i nuovi se non hanno competenze? E poi “nuovo” non significa buttare a mare tutto ciò che ti ha preceduto. Va riconosciuto il buono che c’è e vanno valorizzate le persone che hanno dimostrato di sapere fare». In questo, diversamente dal “sistema porcellum” nazionale, la preferenza aiuta. «La mia lista ha sempre fatto opposizione vera, non ideologica, alla sinistra. Conosciamo i dossier. Abbiamo lavorato in questi anni anche all’opposizione ed è l’unico modo serio di fare politica Non è che tu puoi governare una città con il cabaret». Quello che succederà dentro i seggi non è ancora scontato. «I giochi sono totalmente aperti. La proposta grillina di statalizzare Monte dei Paschi è propria di gente che non conosce la città e vive fuori dalla realtà. La banca è della città. E nonostante l’ultima cattiva gestione non puoi negare il valore e il bene che Mps ha reso a Siena».

A Brescia il sindaco uscente, Adriano Paroli, si ricandida in una lista che comprende tutto il centrodestra e una civica. Dai sondaggi parrebbe che «i cittadini privilegino ancora i partiti e le liste civiche», dice a Tempi Mauro Parolini, capogruppo Pdl in Regione Lombardia. Dopo il risultato di febbraio, nettamente inferiore alla media nazionale, M5S rischia di perdere ulteriori consensi. «Non sanno combinare nulla. E forse iniziano a capirlo in tanti». Almeno a livello locale, in Lombardia, centrodestra e centrosinistra hanno dimostrato di saper governare. «A Brescia la partita è tra noi e loro. E in mezzo ci sono le liste civiche, alcune delle quali godono di un discreto favore. Ma è bene che sia così: se ci sono persone che si muovono, conoscono il territorio e fanno proposte costruttive, è normale che abbiano la fiducia degli elettori. La campagna elettorale non può essere fatta solo da polemiche e slogan gridati in piazza. Lei pensi che il candidato sindaco Cinque stelle alle primarie online ha ottenuto 76 voti: le pare un risultato di larga espressione democratica? Poi, chiaro, loro sfruttano la popolarità del capo. Ma si immagina il governo di un paese o di una città nelle mani di gente che esiste in quanto seguace di un predicatore?».

La forza dell’antipolitica sembra corrosa dalla stessa rabbia che l’aveva portata alla ribalta. «I costi della politica – insiste Parolini – sono sicuramente un problema e qualcosa si sta già facendo, alcuni segnali sono stati dati; ma non sono il problema principale. I veri problemi, a livello locale, sono la viabilità, la sicurezza, il lavoro, la casa… insomma, la vita quotidiana della gente. Impariamo da Napolitano, che ci ha dato un governo e ha messo il bene dei cittadini davanti a tutto. Chi ha accettato la sua sfida ora ha il dovere di governare, a Roma e in tutta Italia, secondo quella lezione di unità e di responsabilità».

Caos in salsa veneta
A Treviso, invece, sembra che i partiti abbiano capito poco di quello che è successo. «Qui M5S promette di riconfermarsi partito leader della protesta». Parola di personaggio molto impegnato in ambito cattolico che preferisce rimanere anonimo. Racconta a Tempi: «Grillo è in calo rispetto al 25 per cento delle politiche, ma sarà determinante per il ballottaggio. E così M5S farà vincere la sinistra. Morto il modello Sicilia, magari nascerà il modello Treviso. A patto che il Pd non finisca a pezzi, diviso in mille correnti. A quel punto potrebbe diventare il modello italiano di come M5S cannibalizza il Pd e nasce una sinistra che è un mix tra Sel e Lega. Insomma, caos in salsa veneta. Una cosa è certa: i grillini qui non si sono mai visti. Di loro parlano i giornali, con i soliti titoli a tutta pagina, e naturalmente i social network. Stanno cavalcando ancora l’onda del risultato nazionale in attesa che Grillo arrivi in città per il solito raduno di piazza. Vedremo se basterà».

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