Benvenuti nella “fabbrica degli aborti” Usa. Qui si scartano bambini anche in base alla razza e al sesso

Bugie, aborti selettivi, reati sessuali insabbiati e altre crude verità sulle cliniche delle interruzioni di gravidanza americane. Un nuovo rapporto contro la super-potenza del controllo delle nascite Planned Parethood

Il colosso americano degli aborti Planned Prenthood, che solo nel biennio 2011-2012 ha potuto contare su 540 milioni di fondi federali per praticare oltre 327 mila interruzioni di gravidanza, «non dovrebbe ricevere neppure un centesimo delle tasse dei contribuenti». È il messaggio di accompagnamento a un rapporto di 60 pagine intitolato “Bugie, corruzione e scandali. Sei anni di denunce su Planned Parenthood”, pubblicato nei giorni scorsi e distribuito ai membri del Congresso degli Stati Uniti come parte di una nuova campagna tesa a far sapere a cittadini e legislatori cosa accade veramente all’interno delle cliniche gestite da questa controversa società.

L’INCHIESTA. Del dossier fa parte anche la famosa inchiesta realizzata del gruppo pro life Live Action: una serie di filmati e di telefonate registrati in incognito all’interno delle cliniche abortive americane dopo l’esplosione del caso Kermit Gosnell, per dimostrare che i crimini terrificanti perpetrati sui bambini dal “macellaio degli aborti” di Philadelphia non sono affatto un’eccezione nelle strutture del paese, molte delle quali fanno capo proprio a Planned Parenthood.

QUANTE BUGIE. I video mostrano, ad esempio, dipendenti della lobby miliardaria che si accordano con le potenziali pazienti per praticare illegalmente aborti tardivi, incoraggiandole a fingere di aver subìto violenze sessuali oppure a falsificare le proprie condizioni: «Prova a trovare una data di concepimento credibile – dice a una donna un’infermiera registrata di nascosto in un centro di Los Angeles – e io farò finta di non sapere». In una clinica di Bloomington, Indiana, un’infermiera è stata intercettata mentre addirittura tenta di “coprire” un uomo di 31 anni che ha avuto rapporti con una tredicenne, consigliando a quest’ultima di andare ad abortire in un altro stato per evitare la legge sul consenso dei genitori: «Devi solo dire che lo hai incontrato in giro, che sai che ha 14 anni o che è della tua età», spiega la donna.

RAZZISMO E ABORTO SELETTIVO. Inquietante anche il rapporto ambiguo di Planned Parenthood con il mondo della prostituzione: l’inchiesta di Live Action dimostra infatti che in diversi stati della federazione le operatrici delle cliniche, consigliano alle presunte prostitute, senza fare una piega rispetto alla loro condizione, di rimediare agli eventuali “incidenti” con la contraccezione e l’aborto.
Senza contare la nonchalance con cui le strutture di alcune città accettano donazioni offerte esplicitamente per il sostegno all’aborto dei bambini neri. O la pratica dell’aborto selettivo in base al sesso del nascituro: «Spero che poi avrai il tuo ragazzo», dice tranquillamente un infermiere mentre saluta una donna giunta a chiedere l’eliminazione della figlia femmina.

L’EVIDENZA NEGATA. Ci sono numerose registrazioni che attestano le menzogne pronunciate dal personale di Planned Parenthood durante i colloqui informativi. Un impiegato spiega a una cliente che «il cuore del bambino incomincia a battere quando il feto è attivo nell’utero, a circa 17 o 18 settimane». A una donna che chiede un aborto oltre i sei mesi di gravidanza un consulente risponde che prima dei sette mesi il figlio non sente dolore, mentre un altro sostiene che a 24 settimane «non sembra nemmeno un bambino». Gli “infiltrati” di Live Action sono entrati anche in cliniche in cui si sono verificati decessi di donne sotto i ferri: alle loro domande il personale risponde che lì non è mai successo nulla di pericoloso.
Da parte di Planned Parenthood, il vicepresidente Eric Ferrero si è limitato a commentare che «questo rapporto è solo un’accozzaglia di polemiche già smentite (…). Noi svolgiamo un eccellente servizio alla salute».