Benedetto XVI: «Ma come? I miei poveri 100 mila euro sono stati così valorizzati?»

Il vescovo di Carpi ha presentato al Papa emerito il progetto per aiutare i giovani imprenditori delle zone colpi dal sisma. «Questo è il modo in cui la fede deve tradursi in opere»

papa_benedetto_xvi_carpi_terremoto01«Ma come? I miei poveri 100 mila euro hanno ottenuto tanto valore e sono stati così valorizzati?». Ha detto così Benedetto XVI a monsignor Francesco Cavina, vescovo di Carpi (nella foto a sinistra col Pontefice durante la visita del giugno 2012). Cavina ha incontrato il papa emerito in seguito alla sua donazione per la sua diocesi, gravemente colpita dal terremoto dell’Emilia.
Intervistato dalla Radio vaticana, Cavina ha confidato un altro commento di Ratzinger alle iniziative messe in campo dalla diocesi per risollevare le zone colpite dal sisma: «Questo è il modo in cui la fede deve tradursi in opere, perché questo è veramente il modo per dimostrare la vicinanza della Chiesa alle persone ed anche per la Chiesa per credere nella Provvidenza».
Cavina ha mostrato a Benedetto XVI  le schede dei ragazzi che avevano ricevuto il finanziamento, il tipo di progetto e la motivazione per cui era stato elargito. «Li ha letti veramente con un’attenzione che mi ha colpito – ha proseguito Cavina -, e quando ha visto che c’era un pasticcere… con un sorriso ha detto: “Beh, mi piacerebbe ricevere i pasticcini di questo pasticcere”. Allora gli abbiamo promesso che i primi pasticcini saranno mandati a lui, come segno di gratitudine».

IL PIANO FIDES ET LABOR. Cavina (qui l’intervista a tempi.it) è da tempo attivamente impegnato per aiutare la popolazione. Il suo piano “Fides et Labor” è finalizzato ad aiutare le aziende di giovani affinché possano con più facilità dare sostanza alle proprie idee imprenditoriali. «Lunedì scorso – ha raccontato ancora Cavina –  abbiamo finanziato i primi otto progetti per un totale di 80 mila euro. C’è un grande spettro di attività: si passa da progetti legati ad Internet, allo sviluppo di radio, ad una pasticceria, al recupero di un ristorante, etc… Questi ragazzi veramente ci hanno dimostrato, con grande sorpresa, la loro grande voglia di lottare e di credere che per loro c’è un futuro. Quindi mi verrebbe da dire, se mi è concesso, che se altre diocesi potessero seguire questo esempio, riusciremmo a realizzare quasi 9 mila progetti di lavoro per altrettanti giovani. Quello che mi ha colpito è stato proprio il senso di gratitudine di questi ragazzi, perché hanno trovato qualcuno che dà loro fiducia. Molti di questi non sono praticanti, ma hanno riconosciuto questa grande attenzione della Chiesa nei loro confronti, un’attenzione che non si aspettavano».

NE PARLERO’ A PAPA FRANCESCO. Il vescovo ha anche rivelato che, quando incontrerà papa Francesco il 24 marzo, gli presenterà il progetto affinché altre diocesi lo prendano a modello. «Questo tipo di progetto – a noi almeno risulta – è unico in Italia. Una diocesi che si fa promotrice di finanziamenti – e ribadisco – senza interessi o anche, eventualmente, a fondo perduto. Non è detto, infatti, che necessariamente questi soldi ci siano restituiti. Ma è proprio qui, però, che subentra il discorso secondo il quale noi dobbiamo credere veramente nella Provvidenza. Noi speriamo che qualcun altro sia disponibile ad aumentare e ad accrescere il nostro Fondo per poter venire veramente in soccorso a tutte le richieste che stanno arrivando».