Benedetto XVI, ultimo Angelus: «Il Signore mi chiama alla preghiera, ma questo non significa abbandonarvi»[link url=https://www.tempi.it/videogallery/lultimo-angelus-di-papa-benedetto-xvi]Video[/link]

Migliaia in piazza San Pietro ad ascoltare il Papa. «Il Signore mi chiama a salire sul monte. Questo non significa abbandonare la Chiesa. Anzi»

È una piazza gremita e commossa quella che accoglie Benedetto XVI nel giorno in cui si affaccia alla finestra per recitare l’ultimo Angelus. Migliaia di giovani, anziani, famiglie, rappresentanti di movimenti, parrocchie e istituzioni di fronte ai quali Joseph Ratzinger, che dal 28 febbraio non sarà più Papa, ha commentato il Vangelo della trasfigurazione per poi confessare: «Lo sento particolarmente vicino in questo momento della mia vita». «Saremo sempre vicini nella preghiera. Il Signore mi chiama a salire sul monte, a dedicarmi ancora di più alla contemplazione. Questo Non significa abbandonare la Chiesa. Anzi». Di seguito il testo completo dell’Angelus.

Cari fratelli e sorelle! Nella seconda domenica di Quaresima la Liturgia ci presenta sempre il Vangelo della Trasfigurazione del Signore. L’evangelista Luca pone in particolare risalto il fatto che Gesù si trasfigurò mentre pregava: la sua è un’esperienza profonda di rapporto con il Padre durante una sorta di ritiro spirituale che Gesù vive su un alto monte in compagnia di Pietro, Giacomo e Giovanni, i tre discepoli sempre presenti nei momenti della manifestazione divina del Maestro (Lc5,10; 8,51; 9,28).

Il Signore, che poco prima aveva preannunciato la sua morte e risurrezione (9,22), offre ai discepoli un anticipo della sua gloria. E anche nella Trasfigurazione, come nel battesimo, risuona la voce del Padre celeste: «Questi è il figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!» (9,35). La presenza poi di Mosè ed Elia, che rappresentano la Legge e i Profeti dell’antica Alleanza, è quanto mai significativa: tutta la storia dell’Alleanza è orientata a Lui, il Cristo, che compie un nuovo «esodo» (9,31), non verso la terra promessa come al tempo di Mosè, ma verso il Cielo.

L’intervento di Pietro: «Maestro, è bello per noi essere qui» (9,33) rappresenta il tentativo impossibile di fermare tale esperienza mistica. Commenta sant’Agostino: «[Pietro]…sul monte…aveva Cristo come cibo dell’anima. Perché avrebbe dovuto scendere per tornare alle fatiche e ai dolori, mentre lassù era pieno di sentimenti di santo amore verso Dio e che gli ispiravano perciò una santa condotta?» (Discorso 78,3).

Meditando questo brano del Vangelo, possiamo trarne un insegnamento molto importante. Innanzitutto, il primato della preghiera, senza la quale tutto l’impegno dell’apostolato e della carità si riduce ad attivismo. Nella Quaresima impariamo a dare il giusto tempo alla preghiera, personale e comunitaria, che dà respiro alla nostra vita spirituale. Inoltre, la preghiera non è un isolarsi dal mondo e dalle sue contraddizioni, come sul Tabor avrebbe voluto fare Pietro, ma l’orazione riconduce al cammino, all’azione. «L’esistenza cristiana – ho scritto nel Messaggio per questa Quaresima – consiste in un continuo salire il monte dell’incontro con Dio, per poi ridiscendere portando l’amore e la forza che ne derivano, in modo da servire i nostri fratelli e sorelle con lo stesso amore di Dio» (n. 3).

Cari fratelli e sorelle, questa Parola di Dio la sento in modo particolare rivolta a me, in questo momento della mia vita. Il Signore mi chiama a “salire sul monte”, a dedicarmi ancora di più alla preghiera e alla meditazione. Ma questo non significa abbandonare la Chiesa, anzi, se Dio mi chiede questo è proprio perché io possa continuare a servirla con la stessa dedizione e lo stesso amore con cui l’ho fatto fino ad ora, ma in un modo più adatto alla mia età e alle mie forze. Invochiamo l’intercessione della Vergine Maria: lei ci aiuti tutti a seguire sempre il Signore Gesù, nella preghiera e nella carità operosa.

[Dopo la recita della preghiera mariana, il Santo Padre ha salutato i pellegrini in varie lingue. In italiano ha detto:]

Rivolgo infine il mio cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana. So che sono presenti numerosi rappresentanti di diocesi, parrocchie, associazioni e movimenti, istituzioni, come pure tanti giovani, anziani e famiglie. Vi ringrazio per l’affetto e la condivisione, specialmente nella preghiera, di questo momento particolare per la mia persona e per la Chiesa. A tutti auguro una buona domenica e una buona settimana.