Benedetto XVI contro le filosofie del gender e il prometeismo tecnologico

Discorso del Papa al Pontificio Consiglio Cor Unum sulla “bellezza del matrimonio” e sui pericoli del capitalismo selvaggio.

“La Chiesa ribadisce il suo grande sì alla dignità e bellezza del matrimonio come espressione di fedele e feconda alleanza tra uomo e donna”. Lo ha affermato Benedetto XVI in un discorso rivolto oggi al Pontificio Consiglio Cor Unum, spiegando che “il no a filosofie come quella del gender si motiva per il fatto che la reciprocità tra maschile e femminile è espressione della bellezza della natura voluta dal Creatore”.

“Positivamente la Chiesa – ha tenuto a sottolineare il Pontefice – è sempre impegnata a promuovere l’uomo” e la sua posizione sui temi dell’etica rappresenta “un grande sì alla dignità della persona chiamata all’intima comunione con Dio, una comunione filiale, umile e fiduciosa”.

In questa visione, ha scandito Papa Ratzinger, “l’essere umano non è né individuo a sé stante né elemento anonimo nella collettività, bensì persona singolare e irripetibile, intrinsecamente ordinata alla relazione e alla socialità”. “Di fronte a queste sfide epocali noi sappiamo – ha poi concluso incoraggiando i membri del dicastero presieduto dal cardinale africano Robert Sarah a proseguire con animo lieto e generoso il loro impegno – che la risposta è l’incontro con Cristo. In Lui l’uomo può realizzare pienamente il suo bene personale e il bene comune”.

“Le ideologie che inneggiavano al culto della nazione, della razza, della classe sociale si sono rivelate vere e proprie idolatrie”, ha aggiunto il pontefice. Per il Papa “altrettanto si può dire del capitalismo selvaggio col suo culto del profitto, da cui sono conseguite crisi, disuguaglianze e miseria”. E il pericolo che sia ferita ancora “l’inalienabile dignità umana” è tutt’altro che superato, anche se su essa “si condivide sempre più un sentire comune”, con il riconoscimento di una “reciproca e interdipendente responsabilità” che va “a vantaggio della vera civiltà, la civiltà dell’amore”.

Purtroppo, anche il nostro tempo – ha denunciato Papa Ratzinger – conosce ombre che oscurano il progetto di Dio” a partire soprattutto da “una tragica riduzione antropologica che ripropone l’antico materialismo edonista, a cui si aggiunge però un ‘prometeismo tecnologico'”. Secondo il Pontefice, “dal connubio tra una visione materialistica dell’uomo e il grande sviluppo della tecnologia emerge un’antropologia nel suo fondo atea”. “Essa – ha spiegato – presuppone che l’uomo si riduca a funzioni autonome, la mente al cervello, la storia umana ad un destino di autorealizzazione”. E “tutto ciò prescindendo da Dio, dalla dimensione propriamente spirituale e dall’orizzonte ultraterreno”. “L’insidia più temibile di questa corrente di pensiero è di fatto l’assolutizzazione dell’uomo” che viene sciolto da ogni legame e da ogni costituzione naturale”, fino a pretendere di “essere indipendente” pensando che “nella sola affermazione di sé stia la sua felicità”, ha osservato ancora il Papa teologo tornando su un concetto già affrontato nell’incontro dello scorso 21 dicembre con i cardinali e prelati della Curia Romana: “l’uomo – ha ripetuto infatti – contesta la propria natura, esiste ormai solo in astratto, che poi sceglie per sé autonomamente qualcosa come sua natura”.

“Si tratta – è stata la sconsolata conclusione di Jospeph Ratzinger – di una radicale negazione della creaturalità e filialità dell’uomo, che finisce in una drammatica solitudine”. (AGI)