Belounis è libero. Concesso il visto d’espatrio al calciatore prigioniero in Qatar

Non poteva lasciare il Qatar a causa della legge kafala, che lo costringeva nel Paese arabo dove aveva una causa aperta con la squadra che non lo pagava da 18 mesi

Sarà in Francia questa sera, anticipando i tempi di rientro che lo davano a Parigi domani. La vicenda di Zahir Belounis, il calciatore transalpino “prigioniero” da 18 mesi in Qatar vittima della legge kafala, si è chiusa ieri, giorno in cui, stando a quanto riporta L’Equipe, al 33enne è stato concesso il visto d’espatrio per lasciare il Paese arabo. Ad informare la stampa francese, è stato l’avvocato del giocatore stesso, in seguito ad un tweet del fratello di Zahir, Mahdi, che dava notizia della concessione dell’“exit visa”.

LA LEGGE KAFALA. Il Calvario di Belounis, nato in Francia ma di origine algerina, era iniziato nel 2012, quando il calciatore aveva denunciato l’El Jaish, club del campionato qatariota per la quale era sotto contratto, a causa del mancato pagamento di 18 mesi di stipendio: in tutta risposta la squadra gli aveva bloccato il visto, approfittando appieno della cosiddetta legge kafala, normativa che nel Paese arabo vincola in maniera rigida il movimento in entrata e in uscita di lavoratori stranieri ai loro datori di lavoro, o allo “sponsor” che paga per il loro ingresso. Belounis era di fatto “prigioniero” del Qatar assieme alla sua famiglia (moglie e due bambine), e per ottenere il lasciapassare avrebbe dovuto ritirare la sua denuncia contro l’El Jaish, oppure accettare un compromesso e accontentarsi del 10% della somma che gli spettava.

VERSO LA COPPA DEL MONDO. Nelle ultime settimane però la sua vicenda ha guadagnato spazio sui giornali di tutto il mondo: prima l’incontro con il presidente francese Hollande in visita a Doha, poi le minacce del calciatore di sciopero della fame e suicidio, infine le lettere a Zidane e Guardiola, ambasciatori Fifa, ente che tiene d’occhio il paese degli emiri in vista del Mondiale del 2022. Mancano ancora 9 anni a quell’evento, ma la detenzione di Belounis non è stata la migliore pubblicità per la Coppa del Mondo in Qatar, già adombrata dai report sulle pessime condizioni di lavoro degli operai asiatici impegnati nella realizzazione degli stadi.