Banco Alimentare: «Così non lasciamo alla fame 18 milioni di persone»

Sono stati sbloccati i fondi che gli Stati europei avevano già stanziato per l’attività dei Banchi operanti sui territori nazionali. Lucchini: «Anche grazie alla pressione dell’Italia, siamo riusciti a convincere la Germania a non trasformare una questione legale in un grave problema sociale e di sicurezza». Ma la questione è solo rimandata. Ecco perché.

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«Il primo risultato di questo accordo è che non lasciamo alla fame 18 milioni di persone. Non mi sembra poco». Questa la dichiarazione a caldo del direttore generale di Fondazione Banco Alimentare, Marco Lucchini, alla notizia che, dopo mesi di trattative, sono stati sbloccati i fondi integrativi che gli Stati europei avevano già stanziato per l’attività dei Banchi Alimentari operanti sui territori nazionali e che, per una richiesta della Germania, rischiavano di rimanere bloccati o usati per altri scopi, con la scusa della crisi economica. Ha continuato Lucchini: «Anche grazie alla pressione dell’Italia, siamo riusciti a far capire alla Germania che non era il caso di trasformare una questione legale in un grave problema sociale e di sicurezza».

Il programma di aiuti coinvolge in 19 paesi 240 organizzazioni non governative, che operano per la ridistribuzione del cibo in eccedenza  ai più poveri.
L’accordo sarà in vigore fino al 2014, perché i ministri europei delle Politiche agricole, soprattutto i francesi e tedeschi, hanno già avvertito che a partire dal 1° gennaio 2014 non vi sarà più politica sociale su scala europea, che non ci sono le condizioni per proseguire gli aiuti alimentari oltre quella data, e che questa proroga è stata accolta «per riguardo nei confronti delle organizzazioni caritatevoli».
Se nel frattempo non si attenuerà la grave crisi economica europea, il problema della disponibilità dell’aiuto degli Stati in soccorso del dramma dell’indigenza alimentare, che in questi ultimi tempi si è sempre più acuito, sarà solo differito di due anni.

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