Quante cose tocca imparare a noi, generazione fortunata, ora che siamo vecchi, e che ci è più difficile. Che siano loro, i maestri che ci possono insegnare?
Eccone un altro, arrivato da poco. G., 9 mesi, finge di sapere già camminare – falso, naturalmente. Ma, attaccato al divano con una sola mano, guardate come si pavoneggia davanti all’obbiettivo. E quel sorriso che sarebbe a trentadue denti, se li avesse (ma al momento ne ha solo due)?
Gli occhi però, guardate gli occhi. C’è una tale luce, una tale gioia in quegli occhi. Come l’attesa di una felicità certa. Sorrido, ma fra me vacillo: tu non sai, piccolo, dove sei arrivato. Questi tuoi occhi mi fanno tremare, perché io invece, che sono quaggiù da tanto tempo, so. So un sacco di cose che sono accadute, che accadono ancora, anche stanotte. A migliaia, anche, di bambini come te. Appena arrivati. Fiduciosi.
E non trovo alcuna spiegazione, alcuna consolazione. Ogni mattina quando leggo di altri come te sotto le macerie a Gaza, a Kiev, o in fuga disperata con le madri, è come se da una benna di una ruspa una palata di terra mi venisse buttata addosso. Non immaginavo, io ex baby boomer cresciu...
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