Aumentano i poveri, ma anche la spesa per consumi non alimentari. Ecco perché

La crisi morde ancora ma le famiglie italiane quest’anno hanno destinato più soldi agli acquisti non food. Una contraddizione solo apparente

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In Italia la ripresa dei consumi non alimentari non si ferma. Com’era avvenuto nei tre anni precedenti, anche quest’anno le famiglie hanno aumentato la cifra destinata agli acquisti non food. La spesa è aumentata di +0,9%; un trend ancora migliore rispetto a quello del 2018, che si era chiuso con +0,6%.

Un consumatore più indipendente, ormai in grado di muoversi tra canali di acquisto, formati distributivi, prezzi e sconti in maniera autonoma e senza preclusioni, alla ricerca sì della convenienza, ma non solo. È il ritratto del consumatore italiano, e per il primo anno scompare il cluster che denuncia difficoltà ad arrivare a fine mese ed è alla ricerca della convenienza a tutti i costi.

Non che la ricerca di convenienze sia scomparsa. Tutt’altro. Ma adesso la tendenza è a una continua mediazione tra capitoli di spesa diversi: per qualche voce si risparmia il più possibile, pur di concedersi qualche lusso in più, come la consegna dei pasti a casa.

Una considerazione che a prima vista sembra essere in completo disaccordo con una situazione reale che vede il disagio e la povertà in crescita. Ma non è così. Anzi, è una conferma: con molta probabilità nell’ultimo anno assistiamo all’uscita dal sistema del consumo di chi ha peggiorato la propria situazione. Dall’altro lato possiamo dire che le persone che fino all’anno scorso esprimevano la propria marginalità, quest’anno non la esprimono più. Tutti, viceversa, cercano e trovano la propria strada per agganciarsi alla convenienza, senza rinunciare a “gratificarsi”.

La definiamo “gratificazione accessibile”, in quanto indica un innalzamento delle aspettative dei consumatori e dell’offerta di servizi e prodotti verso livelli più alti di qualità ed eticità, per tutti i livelli di spesa e le tipologie di consumatori. Del resto tutti i canali hanno alzato l’asticella qualitativa, discount e e-commerce compresi.

Un’ulteriore spia di questo spostamento verso la qualità è l’attenzione che i consumatori pongono nel rapporto tra cibo e benessere: il 73% è più attento alla qualità del cibo che consuma, il 69% sta più attento a seguire una dieta che lo faccia stare bene. E il benessere assume anche la connotazione di divertimento (79%), sentirsi pieni di energia (93%), vivere nuove esperienze (70%).