Auguri Disney, ma le tue fiabe sono sdrammatizzate «per essere appetibili»

La Walt Disney Company compie 89 anni. Il semiologo Petrosino a tempi.it: «La favola serve ad affrontare temi troppo complessi per i bambini. Ma il consumismo le svuota».

Il 16 ottobre la Walt Disney Company ha compiuto 89 anni. Eppure, i grandi classici che ha portato sul grande schermo non hanno ancora perso il loro fascino. La Pixar, la grande casa di produzione di John Lasseter e di Steve Jobs, si è anch’essa imposta sul panorama cinematografico portando storie nuove e avvincenti. Ma come mai la fiaba, vecchia o nuova che sia, riscuote sempre un certo successo? E che differenze si trovano tra le storie classiche e quelle moderne? Tempi.it ne ha discusso con Silvano Petrosino, docente di Semiotica presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Perché si leggono le fiabe?
La favola ha sempre una funzione morale, non moralistica. Serve ad affrontare dei temi della vita troppo complicati per i bambini. Infatti, ha sempre a che fare con la morte, l’abbandono, il tradimento, il sesso, il sangue. La favola è necessaria per iniziare ad affrontare queste tematiche attraverso immagini reperibili al mondo dell’infanzia. Sono grandi testi di introduzione all’età adulta – di iniziazione – attraverso i quali si mette in discussione il mondo del bambino piccolo. Un mondo pieno, formato, sicuro: c’è la mamma, c’è il papà. Nel suo mondo, il bambino è onnipotente, e le favole intaccano propri i punti sicuri del bambino, mettendo in discussione la sua onnipotenza. Infatti, le favole sono tutte terrificanti: i protagonisti sono abbandonati o distrutti. La bella mela della strega di Biancaneve ti fa andare in coma.

E per quanto riguarda le favole “moderne”?
L’operazione Disney è stata prendere questa struttura – non si poteva fare altrimenti, a mio avviso – e svuotarla dall’interno rendendola più accettabile, più appetibile, meno traumatica. La sdrammatizzazione ha portato a riduzione a tratti banale che, peraltro, è la via classica dell’ideologia americana. Mentre noi europei siamo più drammatici (la Bibbia e le tragedie greche hanno formato questo sostrato), loro meno. Questo svuotamento dall’interno ha mantenuto tuttavia gli elementi di facciata della favola.

Quindi, ci troviamo in presenza di favole dalla struttura simile, ma con una minore profondità.
Sì, ma attenzione. La favola moderna ha caratteristiche molto più astute. Prendiamo, per esempio, la figura di Shrek. Ci si accorge che il mondo perfetto alla “Mulino bianco” non funziona più, si cerca di smuovere un po’ le acque. Come? Invertendo il meccanismo: l’orco è buono e i classici buoni sono i cattivi. Da una parte è interessante: nella vita ci sono degli orchi buoni e ci sono delle principesse insopportabili. Ma, trattandosi di una semplice inversione, anch’essa è limitata.

In che senso?
Essendo un prodotto per le masse, la sdrammatizzazione è comunque presente. Quello dell’inversione è semplicemente un trucco per dire le stesse cose. Se ci pensa, è il classico meccanismo del sistema del consumo. Il consumismo, non avendo nessuna morale, è aperto a tutti, prende tutto e lo svuota dall’interno. È un parassita. Che Shrek si presenti come un orco sporco che si gratta il sedere è astuto. Fa passare per rivoluzionario un soggetto che fa cose trasgressive, come farsi un tatuaggio o una canna. Si mimano dei comportamenti, degli stilemi non convenzionali, e li faccio diventare funzionali alla mia ideologia.