Aufstieg und Fall der Stadt Mahagonny. Arriva a Roma l’opera censurata dal Terzo Reich

Ascesa e crollo della città dove tutto è permesso, tranne non avere denaro. Un lavoro del 1930 che destò così tanto scalpore che i nazisti ne fecero bruciare tutte le copie. Ma una si salvò

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Mahagonny

È in arrivo a Roma Aufstieg und Fall der Stadt Mahagonny (Ascesa e caduta della città di Mahagonny). L’opera musicale sarà presentata in lingua originale con sovratitoli in italiano e inglese (di solito, anche la celebre regia di Giorgio Strehler, viene rappresentata in italiano, una curiosa versione la proponeva in dialetto napoletano e un’altra in romanesco). Lo spettacolo si prospetta di lusso: regia di Graham Vick, John Axelrod sul podio, e tra gli interpreti principali, Iris Vermillion, sir Willard White, Measha Brueggergosman e Brenden Gunnell.

L’ultima volta che vidi Aufstieg und Fall der Stadt Mahagonny, circa tre anni fa a Berlino, fu alla deliziosa Komische Oper, a pochi passi dalla Porta di Brandeburgo, nota perché i lavori vengono allestiti in modo molto innovativo. Le foto che vedete in questo articolo si riferiscono alla produzione in scena alla Komische Oper di Berlino. A Roma manca dal 2005, quando venne proposto un allestimento di Daniele Abbado, un sforzo comune dell’Opera di Roma, dei Teatri di Reggio Emilia e del Petruzzelli di Bari. Ricordo un cast internazionale di ottimo livello. Specialmente brava l’orchestra, diretta da Jonathan Webb.

Aufstieg und Fall der Stadt Mahagonny può essere considerata l’unica opera in senso stretto (ossia interamente in musica con pochissimi numeri parlati) di Kurt Weill su libretto di Bertolt Brecht. È un lavoro del 1930 che destò così tanto scalpore che i nazisti ne fecero bruciare tutte le copie della partitura; una, si dice, venne trafugata negli Stati Uniti dove Weill e Brecht la misero in scena in inglese.

È un apologo dell’ascesa e del crollo del capitalismo che allora era molto più graffiante di oggi. Tre malviventi in fuga creano una città dove tutto è permesso tranne non avere denaro; la nuova città (Mahagonny) attira delinquenti, prostitute, avventurieri, cercatori d’oro, e via discorrendo; Jim Mahoney è condannato all’impiccagione non per avere assassinato e derubato ma per non avere saldato un debito di gioco; ma proprio il giorno dell’impiccagione, un tifone spazza via Mahagonny e i suoi abitanti.

Mahagonny-berlinoSoltanto nel 1988 è stata pubblicata un’edizione critica (basata in gran misura sulla partitura miracolosamente ritrovata a Lipsia). Ed è quella in scena da un decennio alla Komische Oper di Berlino e che ritengo verrà proposta a Roma. Lo spettacolo di Berlino segue puntualmente l’edizione critica (in tedesco) del 1988 e le istruzioni drammaturgiche di Brecht, ma scene e costumi sono portati ai giorni nostri.

Aufstieg und Fall der Stadt Mahagonny, nella sola edizione presentata in Italia prima di adesso (in italiano e basata sulla prima versione del lavoro) è stata letta come una dura satira del capitalismo americano (che né per esperienza diretta né per lettura dei testi Brecht e Weill conoscevano).
A mio avviso, la sua fonte principale è Gli uccelli di Aristofane – critica severissima dell’utopia, molto poco politically correct e con più di una punta omofoba (con buona pace di chi erroneamente crede che i greci antichi praticassero l’amore gay o almeno lo tollerassero). Come ne Gli uccelli, un gruppo di socialmente esclusi (nel caso specifico, banditi, lenoni e prostitute) costruiscono, e distruggono, la “città ideale” dove tutto è permesso (e dove tutto, dal sesso ai peccati di gola, è estremo), basta avere i soldi. Nel 1928-30 Brecht e Weill erano due giovani trentenni che assistevano al disfacimento della Repubblica di Weimar. Il loro rappresentare tale disfacimento (con una musica, tra l’altro, piena di accenti timbrici ricavati dallo studio del “jazz” americano) non piaceva ai nazisti, che quindi ne impedirono la messa in scena.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •