Contenuto riservato agli abbonati
Araksia, una carissima professoressa di Erevan deve aver scoperto chi è il Molokano e dove abita. Mi ha recapitato, tramite mani amiche, nella rustica dimora da cui scorgo il lago di Sevan guizzante di trote – e che gli azerbaigiani e i turchi vorrebbero annettere all’impero neo-ottomano in fieri –, un segno, un soffio dello Spirito Santo che ha portato via le nubi nere dalla mia mente stanca di produrre scenari di desolazione e di nuovo genocidio. Ha fatto battere il cuore non più per il desiderio di cavarmela o peggio di vendetta, ma inondandomi di pace, che sarà il nostro destino finale, qualunque cosa accada.
Grazie Araksia. Sono stanco di essere profeta di sventura. Ma non potevo astenermi. Era troppo evidente quel che sarebbe successo. L’aggressione dell’Azerbaigian, contro non più soltanto l’Artsakh ma invadendo il territorio stesso della Repubblica d’Armenia, era nelle cose. Non mentano gli analisti occidentali pagati per disegnare l’evoluzione geopolitica delle fo...
Contenuto a pagamento
Per continuare a leggere accedi o abbonati
Abbonamento full
€60 / anno
oppure
Abbonamento digitale
€40 / anno