Le ambasce di Starmer in Inghilterra, quelle di Milei in Argentina, la vittoria dei laburisti in Norvegia: la radicalità non basta, serve la politica. Rassegna ragionata dal web
Il presidente argentino Javier Milei brandisce la motosega che lo ha reso celebre negli Stati Uniti (foto Ansa)
Sul Sussidiario Nicola Berti scrive: «Starmer è stato obbligato a varare venerdì sera un rimpasto-lampo, lasciando però aperta la successione della Rayner come numero due del partito, finora garante del nocciolo duro della "working class". Il Labour è tornato a Downing Street un anno fa, dopo 14 anni di governi conservatori. I sondaggi, tuttavia, assegnano oggi la posizione di primo partito a Reform, la nuova destra "trumpiana" di Nigel Farage».
Francia, Gran Bretagna, Argentina, Norvegia, Germania, Spagna: tante democrazie sono in sommovimento, non di rado senza chiari sbocchi.
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Su Huffington post Marco Lupis scrive: «Shigeru Ishiba ha gettato la spugna. Dopo settimane di pressioni interne, due sonore sconfitte elettorali e il malcontento crescente tra i vertici del partito, il primo ministro giapponese ha annunciato le proprie dimissioni. Lo ha fatto in conferenza stampa a Tokyo, domenica 7 settembre, lasciando un vuoto di potere in un momento di forte instabilità politica ed ec...
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