Approvata alla Camera la proposta di legge sul divorzio breve. Qui si spiega perché non è una buona notizia

I numeri non giustificano la fretta e, al contrario, andrebbe aperta una riflessione sulle conseguenze sociali di quel che ha causato il divorzio in Italia

La Camera ha approvato la proposta di legge sul divorzio breve che prevede una riduzione dei tempi per lo scioglimento del matrimonio a 12 mesi, in caso di contenzioso, e a 6 mesi per le consensuali. Hanno votato “sì” i deputati del M5S, Pd, Fi, Sc, Sel e Fdi; “no” i popolari Per l’Italia-Udc. La Lega ha lasciato libertà di coscienza. Fra i contrari, ma a titolo personale, Eugenia Roccella (Ncd) che ha parlato di «legge ideologica» che favorisce «una famiglia liquida» che «non è la famiglia prevista e tutelata dalla nostra costituzione e dal nostro ordinamento». Il risultato: 381 favorevoli, 30 contrari, 14 astenuti.

DRAMMA SOCIALE. All’agenzia Zenit, il presidente del Forum delle associazioni familiari, Francesco Belletti, ha detto che «all’insegna del tutto e subito si vuole cancellare di fatto i tempi di riflessione destinati al tentativo di salvare la famiglia e non si prevedono norme a tutela delle parti più deboli (uno dei coniugi e soprattutto i figli) o forme di assistenza alle famiglie in crisi». «Nessuno – ha detto ancora Belletti -, nel corso della discussione, si è mai chiesto come aiutare le famiglie prima della crisi con adeguati servizi di assistenza alla coppia ed alla famiglia, con consultori, servizi di accompagnamento psicologico, interventi di crisis management e di mediazione familiare. Sembra quasi che la stabilità coniugale che pure a parole è definita un valore e un bene comune da promuovere e tutelare, di fatto venga considerata un optional. Conseguenza è che non si fa nulla per evitare la dissoluzione delle famiglie che è un vero e proprio dramma sociale».

PERCHE’ QUESTA FRETTA? Tempi.it sul tema aveva intervistato Massimiliano Fiorin, avvocato e autore del libro La fabbrica dei divorzi. Il diritto contro la famiglia. Fiorin ci aveva spiegato, innanzitutto, che di una tale legge non v’è alcun bisogno: «Tutta questa fretta è ingiustificata. Non c’è tutta questa pressione, non c’è questo esercito di coppie che vogliono divorziare ma sono costrette ad aspettare. In più del 60 per cento dei casi i coniugi non divorziano appena sono passati i tre anni, ma restano separati a tempo indefinito. E le ragioni per un simile atteggiamento non mancano».
In secondo luogo, che bisognerebbe, invece, aprire una discussione sulle conseguenze che la legge sul divorzio ha avuto sulla società italiana, quarant’anni dopo la sua approvazione. Così si scoprirebbe che «ha causato una perdita di valore del matrimonio, un aumento delle violenze legate alle separazioni, danni gravi allo sviluppo psicofisico dei figli, molto più gravi rispetto a quelli prodotti a un bambino da una situazione conflittuale in casa, e il dramma dei padri separati, che sono la prima categoria dei nuovi poveri».