Antonio Socci racconta le storie di quelli che sono “tornati dall’Aldilà”

Nel suo nuovo libro dil giornalista senese raccoglie le testimonianze di persone che hanno visto con i propri occhi cosa c’è dopo la morte

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socci-tornati-dall-aldila«Dall’Aldilà non è mai tornato nessuno». È uno scetticismo triste e superficiale quello che si esprime con questa espressione della vulgata popolare. S’intende dire che, in fin dei conti, quelle sull’oltretomba sono tutte congetture, ipotesi, magari anche vere, ma chi lo sa davvero se c’è qualcosa? E cosa poi? Nessuno può dirlo. La morte resta un abisso oscuro e nessuno sa veramente se c’è un Aldilà e com’è precisamente, perché nessuno c’è stato e nessuno è tornato per raccontarlo. Ebbene, l’ultimo libro di Antonio Socci, Tornati dall’Aldilà (Rizzoli, 234 pagine, 17 euro), vuole mostrare che non è così: di persone che sono tornate dall’Aldilà ce ne sono, e tantissime. Anche viventi, non pazzoidi allucinati, ma persone normalissime.

Una, naturalmente, non poteva che essere sua figlia Caterina, di cui Socci ha raccontato le vicende in due libri. Ma sono davvero tante le storie che, studiate dalla medicina, con la strumentazione più sofisticata, messe in fila dal giornalista senese diventano oggi una formidabile «dimostrazione scientifica dell’esistenza dell’anima: un’anima immortale in ciascuno di noi».

Le esperienze di pre-morte vengono qui indagate. L’autore, partendo da queste numerosissime testimonianze si avventura negli straordinari resoconti dei mistici dell’Aldilà e in particolare sull’Inferno, sul Purgatorio e il Paradiso. Socci mostra la sconvolgente vicinanza dell’Aldilà alla vita di tutti i giorni.

Tornati dall’Aldilà è un libro che insegna, fin dalle prime pagine, che noi «offendiamo Dio quando non chiediamo i miracoli! Noi non ci crediamo, per questo non chiediamo. Guardate i santi – diceva don Divo Barsotti –: insistevano. Pensate a quello che diceva san Filippo Neri: “Noi dobbiamo costringere Dio a venire a compiere questo miracolo”. Noi dobbiamo chiedere a Dio e non dobbiamo vergognarci di chiedergli tanto».

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