Andreotti firmò la legge sull’aborto, ma poi si pentì (lo disse in pubblico, a Madre Teresa e a Wojtyla)

Rispondendo a una lettrice, Renato Farina racconta il profondo pentimento di Andreotti per aver «avallato una legge genocidiaria. Lo ammise anche in pubblico»

Dopo aver letto l’articolo di Renato Farina su Giulio Andreotti – “Il segreto di Andreotti è che non aveva segreti (a parte il gelato)” -, alcuni lettori hanno scritto all’autore dicendo che non si poteva dimenticare il fatto che lo statista fu colui che firmò la legge 194 sull’aborto.

Farina, rivolgendosi a una lettrice,  ha risposto così:
«Cara Amica! Criticai sul Sabato molto duramente quella firma di Andreotti, contrapponendola al rifiuto di re Baldovino che, pur di non dare il suo assenso ad un “crimine abominevole” (Gaudium et Spes) si dimise per un giorno. A quei tempi, 1979-1980, Andreotti rispose che quello del re del Belgio gli pareva sì un gesto simbolico, ma in fondo transitorio, in fondo comodo. Più tardi, quando lo frequentai di più, si disse profondamente pentito di aver avallato una legge genocidiaria. Lo ammise anche in pubblico. Mi confidò che riteneva le accuse di mafia e altri attacchi da lui in coscienza ritenuti ingiusti, una pena in vita di quel tradimento. Cercherò le dichiarazioni pubbliche di Andreotti, ma credo stiano anche nel mio libro sui dieci anni trascorsi con lui. Di certo Andreotti se ne dichiarò colpevole con Madre Teresa e con Giovanni Paolo II».