Anche in politica è tempo di cristiani "maturi"

È necessario che si rinnovi nei cattolici la coscienza di essere un popolo caratterizzato da una effettiva novità di esperienza e di cultura, capace di intervenire nell’esperienza sociale con giudizi e azioni adeguate ed efficaci

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Mentre le forze politiche discutono e ci si ingegna per trovare una maggioranza che sostenga un qualche governo, Tempi torna a parlare di un dato che l’ultimo voto ha mostrato come lampante: l’irrilevanza dei cattolici. Già prima del voto del 4 marzo scorso, il cardinale Camillo Ruini in un’intervista aveva paventato questo rischio. Abbiamo chiesto a monsignor Luigi Negri, arcivescovo emerito di Ferrara Comacchio, di reagire a quanto da noi scritto e di offrirci una riflessione sul tema.
Gli interventi del Cardinale Camillo Ruini, contengono sempre una capacità critica della situazione ed individuano anche, con sagacia e precisione, il contesto nel quale ci muoviamo oggi. La sua è certamente un’assenza che si fa sentire e che mette in evidenza la precarietà della situazione che oggi ci troviamo ad affrontare specialmente circa il rapporto tra i cattolici e l’impegno politico.
Come ho avuto modo di rilevare in più occasioni, ed anche recentemente in merito alle ultime elezioni, i cattolici sono i veri sconfitti delle elezioni perché, pur professando un’antropologia radicalmente diversa da quella dominante, non hanno saputo ne preparare una classe politica adeguata ne hanno saputo indicare una linea di giudizio che sostenesse interventi conseguenti.
Questa incapacità di saper recuperare in modo forte ed attuale l’identità culturale e politica che scaturisce dalla fede, dètta anche la prospettiva che, a mio avviso, dovrebbe essere attuata in futuro. È necessario infatti che si rinnovi nei cattolici la coscienza di essere un popolo caratterizzato da una effettiva novità di esperienza e di cultura e al tempo stesso capace di intervenire nell’esperienza sociale con giudizi e azioni adeguate ed efficaci. Oggi la fede cattolica deve dire all’uomo di questo tempo che il senso autentico della vita, che è Gesù Cristo, è vivo e presente nell’esperienza ecclesiale per quanto ferita possa essere. I cristiani, nella loro testimonianza quotidiana, devono riproporre l’avvenimento di Cristo ai nostri fratelli uomini senza tradimenti ma in modo comprensibile anche ai contesti attuali. Questa presenza di Cristo nella Chiesa e questa presenza attiva e produttiva dei cristiani negli ambienti, è il vero aiuto alla vita sociale e all’uomo.
I cristiani maturi quindi non sono coloro che vivono e agiscono come se Cristo e la Chiesa non fossero mai stati, ne quanti hanno il “coraggio” di vivere ed agire in celato o palese contrasto contro la novità di vita che Cristo ha realizzato e ha affidato alla Chiesa perché la custodisse e la perpetuasse nella storia di tutti i tempi, invariata e sempre nuova. Questi semplicemente dovrebbero avere il coraggio di dirsi “non cristiani”. I cristiani maturi sono invece, in questo senso, coloro che hanno maturato la loro appartenenza a Cristo e alla Chiesa in piena coscienza, in totale libertà e in profonda coerenza di fede e ragione.
La chiesa è chiamata a non rinunciare a educare, bensì a riprendere con coraggio questa sua prerogativa educativa fondamentale verso questo laicato perché sia veramente maturo e creativo di esperienze cristiane, perché Cristo sia formato in mezzo a noi!
Questo è quanto ho imparato da alcuni grandi politici cattolici che hanno fatto la storia del nostro paese come dai grandi maestri che ho avuto nella mia vita (primo fra tutti don Giussani) come anche dai grandi Papi del novecento e tra questi non posso non ricordare Papa Benedetto XVI nel suo commovente incontro di commiato nella visita alla mia prima diocesi di San Marino-Montefeltro nella piazza di Pennabilli, quando diede alla nostra chiesa diocesana il mandato di far nascere nella vita di oggi “laici vivi, attivi ed intraprendenti”.
Foto Ansa

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