Amore con la firma

L’amore ‘con la firma’, come nel recente caso milanese, è il trionfo di quanto Pasolini poteva solo fantasticare nel suo Salò, là dove la ‘trasgressione’ era puramente cinematografica

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pasolini-hDi sangue.

Così si apprende dalla cronaca recente: amare significa accettare di essere firmati.
Con un bisturi chirurgico.
No, non stiamo parlando delle tanto vituperate pratiche di avulsione-clitoride diffuse all’interno di gruppi tribali, sia pure, a volte, ampiamente inurbati, permeabili ad ogni civiltà. Stiamo parlando di bocconiani. E di ex-pariniani. Che, dall’ultima volta in cui hanno fatto parlare di sé, allagando la scuola per non fare il compito in classe, andando all’Università pare si siano evoluti.
Una giovane studentessa, figlia di professionisti, civilmente cresciuta ed educata all’interno di note scuole milanesi d’élite, trovava normale frequentare, oltre ai notoriamente difficili corsi altrettanto d’élite della Bocconi, uomini che le incidevano addosso le loro iniziali col bisturi.

Parliamo di un fatto che – pur non avendo nulla da invidiare al più sperduto villaggio di montagna in lontani siti geografici – ha concluso la sua parabola con la devastazione del volto di un terzo. Parliamo di quello che quarant’anni fa esatti Pasolini aveva disperatamente raccontato nel suo Salò, destinato a precedere di poco la sua personale uscita di scena, la notte tra l’uno e il due novembre 1975.
Nei primi anni ’60 l’autore ancora coltivava l’illusione di una riconciliazione tra l’irrazionale e il razionale, magari all’interno di un marxismo ‘eterodosso’: “I marxisti confondono l’irrazionale con l’irrazionale ‘storico’ quello del Decadentismo”… E si impegnava a riscoprire , traducendo l’Orestea di Eschilo, una possibile trasformazione delle Erinni, “forze scatenate arcaiche, istintive della natura, dee immortali. Non le si può eliminare né uccidere. Esse devono trasformarsi lasciando intatta la loro irrazionalità sostanziale”. Convinzione a cui poi farà seguire la cosiddetta ‘Trilogia della vita’.

Intanto però il consumismo avanzava come le lucciole sparivano. E nell’estate del ’75, appunto sempre esattamente quarant’anni fa, disputando a tavola con Moravia che lo attaccava per il suo “Io sono contro l’aborto” apparso nel gennaio precedente sul Corriere, bene emergeva cosa intendesse per ‘razionalità’ il poeta che pure non nascondeva la sua omosessualità: “Che significa questa legge che vuole affrancare il coito eterosessuale da ogni principio di precauzione? Se non semplicemente l’introduzione dell’ ingiunzione sessantottarda a ‘godere senza limiti’ cioè ad asservire la sessualità al consumo, desacralizzando la vita in nome di quel vangelo all’incontrario venerato dalla società edonista , nuova versione del fascismo”?

La legge sull’aborto è filata liscia come l’olio alla grande e nelle migliori famiglie si infilano in tasca i contraccettivi ai figli a dodici anni. Però tra noi e i nostri stati d’animo o sentimenti, finalmente, non c’è più nessun filtro. La nevrosi di freudiana memoria è sconfitta. Si hanno alti profitti intellettuali nelle migliori università e si può asservirsi alle richieste di distruzione di innocenti se venga motivato con l’argomento più scontato in ogni fiction televisiva che si rispetti: l’amore. O quanto si definisce convenzionalmente tale.
L’amore ‘con la firma’, come nel recente caso milanese, è il trionfo di quanto Pasolini poteva solo fantasticare nel suo Salò, là dove la ‘trasgressione’ era puramente cinematografica: il segno dell’alienazione e dello spossessamento radicale del sé. In linea con quanto denunciato in Salò, non esiste più a questo livello alcun erotismo, ma un laboratorio di perversione gerarchizzato e ritualizzato dove le vittime sono totalmente sottomesse al desiderio dei padroni.

Poco importa, anzi molto importa, che tutto accada appunto non nell’epoca dell’aborrito decadimento fascista, ma in quella della tanto declamata ‘libertà’. Libertà in particolare dal ‘conflitto’ che tanto generava repulsione negli anni delle ‘contestazioni’, delle occupazioni e del 18 politico in Università, inteso ovviamente come stigma di classe, e che, però, aveva il pregio di interiorizzare, rispettando l’universo edipico, quelle Erinni, ovvero il dionisiaco che oggi, vinto ogni ‘complesso’, esplode direttamente nell’azione, nella possibilità di operare sulla realtà per ‘forzarla’ al desiderio.

Viene da chiedersi, guardando a quanto ci hanno riportato i giornali, se ciò che è potuto accadere – tra incisioni di iniziali sulla carne e lanci di acidi muriatici – non sia la cristallizzazione di tanti nostri ragionamenti e presupposti dati per acquisiti come ciò su cui si fondano i bei valori occidentali ai quali, naturalmente, restiamo gelosamente attaccati.

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