Un’amicizia piena di verità e di ragione. Un manifesto da sottoscrivere

Senza dialogo sulla verità la convivenza civile e la democrazia rischiano di diventare oppressione della maggioranza, totalitarismo culturale

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Il manifesto dei nostri vent’anni e della Fondazione Tempi

Come dice Giussani, cultura è la coscienza sistematica e critica della propria esperienza. Riguarda pertanto più la vita che lo studio. Non che lo studio non sia necessario, ma è inutile se non è applicato alla vita, comprendendone i fattori che la rendono migliore e in grado di fronteggiare difficoltà e contraddizioni. La capacità critica, infatti, non sta tanto nella denuncia di ciò che non va – a questo sono buoni tutti –, ma nel riconoscimento di ciò che va, difendendolo e proponendolo a tutti. «Vagliate tutto e trattenete il valore», diceva San Paolo, incitando a scoprire la positività ultima del reale, il motivo per cui vale la pena di vivere. Questa scoperta non è facoltativa, anche se non è spontanea: richiede un impegno, un impegno culturale, un impegno con la vita e della vita.

Se la vita non è data, è rubata, portata via. La vita, infatti, non è nostra. L’abbiamo ricevuta; ogni giorno la riceviamo contro la fatalità che potrebbe negarla e distruggerla. La vita è dipendenza, dall’aria, dal cibo, dagli altri e soprattutto dal suo senso, ovvero dal rapporto che la vita tende a ricercare e stabilire con tutto quel che esiste. Penetrare il senso, ecco lo scopo e il fascino della vita, il perché della ragione, che esplora instancabile sé e la natura.

Ma un tale lavoro appare oggi fortemente ostacolato. Si fronteggiano due estremismi, che stanno progressivamente invadendo la mentalità comune, riempiendola di faziosità. Da una parte c’è chi attribuisce alla ragione un arbitrio illimitato, senza confini e senza dipendenze: una ragione senza verità. Dall’altra c’è chi ritiene che la verità, di un’idea o di una fede, non abbia bisogno di comprensione e di assenso: una verità senza ragione. In entrambi i casi si manifesta una pretesa delirante, che, oltre a produrre gli stessi effetti di violenza, inaridisce lo spirito in una meschinità soffocante.

Non c’è ragione senza verità e verità senza ragione.

La ragione si sviluppa attraverso le risposte e le promesse con cui la realtà conferma e purifica i desideri. La verità è la risposta ultima, totalizzante, che rispetta la ragione e ne fa emergere la capacità, perché anche quando è misteriosa, non dominabile, si manifesta con la forza di un’attrazione positiva e vincente. Nella corrispondenza tra verità e ragione sta il compimento della libertà della persona, della sua unicità e irriducibilità. Nessuna prevaricazione è ammessa, sia essa in nome della ragione o della verità.

Nel prologo del Vangelo di San Giovanni si afferma che la verità si è fatta carne, si è realizzata in un uomo ed è diventata amicizia. La verità è uscita dalla lontananza ed è stata strappata alla freddezza delle definizioni, all’orgoglio dei sapienti, alla presunzione degli intellettuali, per diventare uno di noi e fra noi. La verità può essere seguita e appresa secondo una dinamica profondamente umana, come quella del bambino che impara dai genitori. La verità è diventata semplice, magari ardua, ma compagnia frequentabile da tutti coloro che la incontrano, così che tutti coloro che lo vogliono possano riempirne la propria umanità.

Un atteggiamento diffuso è la tendenza a non fidarsi di niente e nessuno: l’esistenza si chiude come un palazzo di cemento senza finestre. Invece bisogna ridiventare amici: amici degli uomini, perché amici della verità e della ragione, finestre spalancate sul mondo e sugli altri. Così è possibile il dialogo senza paura dell’identità e della diversità. Senza dialogo sulla verità la convivenza civile e la stessa democrazia rischiano di trasformarsi in un’oppressione della maggioranza, con vere e proprie forme di totalitarismo culturale, quale rischia di essere oggi il dominio del politicamente corretto.

La nostra proposta è che ragione e verità, tenute sempre insieme, siano le condizioni di un cammino di amicizia e libertà, necessario oggi come non mai, per essere protagonisti, giudicando tutto senza timori, complessi e conformismi.

Prime adesioni: Giancarlo Cesana, Giuliano Ferrara, Susanna Tamaro, Fabrice Hadjadj, Roberto Maroni, Claudio Risé, Pupi Avati, Davide Rondoni, Angelo Guerini, Fabrizio PalenzonaLuigi AmiconeErmes Mariani imprenditore, Paola Mentasti imprenditrice, Grazia Fertoli insegnante e preside di scuola media, Veronica Gallo studentessa liceale, Carlo Simone studente universitario, Antonio Villa sacerdote, Martina Mureddu medico, Daniela Lintas fisico sanitario, Patrizia Anziani assistente di volo, Jean Valenti sommelier, Gavina Cattari agricoltore, Francesco Wu imprenditore, Corrado Limentani avvocato, Giuseppe Zola nonno 2.0, Vittoria Zaffarano pensionata, Anna Schiavone casalinga, Angelina Familiari direttore Cdo Monza e Brianza

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