Contenuto riservato agli abbonati

La preghiera del mattino di Lodovico Festa

L’ambientalismo ideologico è alle corde, cercasi ambientalismo realista

Di Lodovico Festa
18 Dicembre 2025
Il ripensamento dell'Europa sulle auto elettriche, la crisi dei Verdi (a vantaggio di Fitto), lo studio di Nature ritirato, la fine della maggioranza Ursula sul green. Rassegna ragionata dal web
La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, durante una conferenza stampa sul Green Deal, il 1° febbraio 2023
La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, durante una conferenza stampa sul Green Deal, il 1° febbraio 2023 (foto Ansa)

Sul Sussidiario Mattia Adani scrive:

I produttori europei di automobili non sono in grado di offrire auto elettriche a prezzi competitivi e sostenibili per i consumatori europei, soprattutto quelli meno fortunati. L’Europa non è riuscita a dotarsi di un produttore significativo di batterie elettriche per veicoli e, anche se ci riuscisse, rimarrebbe comunque dipendente dalla Cina per la raffinazione del litio. E questo non perché l’industria chimica europea non abbia le competenze o le capacità tecniche per farlo, ma perché le politiche europee sulla chimica rendono praticamente ed economicamente impossibile raffinare il litio nel nostro continente (oltre a rischiare di compromettere gran parte della chimica di base europea). L’infrastruttura di ricarica elettrica non ha, né avrà nel prossimo futuro, la capillarità necessaria per sostenere una massiccia elettrificazione della mobilità. Infine, l’Europa non dispone di un eccesso di energia elettrica rinnovabile, con il risultato che comunque si dovrà bruciare petrolio o metano per produrre l’energia necessaria alla ricarica delle batterie. Il vero dubbio, a questo punto, è se l’Europa vorrà prenderne atto, abbandonando le proprie illusioni velleitarie per cercare di salvare ciò che può e deve essere mantenuto: rendere l’Europa quanto più possibile energeticamente e tecnologicamente indipendente. Oppure se la Commissione europea, per timore di perdere la faccia o per mancanza di coraggio nel riconoscere un fallimento, ci trascinerà in una serie di rinvii, piccoli passi e ripensamenti progressivi, che faranno solo perdere tempo e aggiungeranno ulteriori danni a quelli già subiti dall’industria europea e dai suoi lavoratori.

L’ambientalismo ideologico è alle corde, si riuscirà a lanciare un ambientalismo realistico?

***

Su Affari italiani Vincenzo Caccioppoli scrive:

Quando la Presidente della commissione Ursula Von der Leyen ha comunicato un anno fa, la composizione del collegio dei commissari e il nome dei sei vice presidenti esecutivi. l’opinione comune di molti osservatori era quella che la spagnola Ribeira fosse la primus inter pares tra i vicepresidenti. Incarichi pesanti come quello sul green deal e sulla concorrenza la rendevano sulla carta la più potente ed influente tra i commissari Ma ora dopo solo un anno, la situazione sembra essere radicalmente cambiata e autorevoli fonti della commissione parlano ormai di un vero e proprio gelo tra la Von der Leyen e la Ribera (tutto a vantaggio di Fitto, che invece pare davvero aver conquistato tutti e soprattutto la presidentessa con la sua competenza e la sua grande arte diplomatica). I problemi tra le due sarebbero sorti non solo sul Green deal, sul cui annacquamento da parte della commissione avrebbe reso letteralmente furiosa la Ribera sarebbe furiosa, ma anche e soprattutto sulla concorrenza, tema delicatissima per l’Unione europea e sul quale invece la Ribera non sembra affatto interessata, considerando che secondo fonti autorevoli del suo team, avrebbe delegato di occuparsi del tema alcuni suoi stretti collaboratori, in particolar modo la sua vice capo di gabinetto Anna Vernet.

La crisi dei Verdi ha indebolito la Ribera, l’iniziativa internazionale della Meloni ha rafforzato Fitto.

***

Sulla Nuova bussola quotidiana Stefano Magni scrive:

Sempre in questa settimana, sul fronte scientifico, è clamoroso il caso del ritiro di uno degli studi più consultati dai governi. L’articolo, pubblicato ad aprile del 2024 su Nature, stimava un crollo del 62 per cento dell’attività economica globale entro il 2100 in uno scenario in cui i governi non avessero ridotto le emissioni di CO2. Lo studio in questione, The economic commitment of climate change (di Maximilian Kotz, Anders Levermann e Leonie Wenz del Potsdam Institute for Climate Impact Research) ha iniziato a ricevere critiche di altri scienziati, sempre più puntuali, finché non si è dimostrato che i calcoli erano sbagliati, per problemi che partono dalla stessa metodologia impiegata. Dopo la revisione, il crollo dell’attività economica globale entro il 2100 non è più pari al 62% ma al 23%. Dopo aver tentato una correzione, gli autori hanno preferito ritirare del tutto l’articolo. Questa vicenda pone due seri interrogativi. Il primo è se i tre ricercatori europei abbiano sbagliato o voluto sbagliare. Perché sinora, l’effetto catastrofismo è stato il motore di tutta la ricerca, la produzione e l’implementazione delle politiche verdi in Europa e negli Usa. Il secondo interrogativo è se veramente, a questo punto, dobbiamo attenderci un crollo dell’attività economica globale, a causa del riscaldamento globale, o se questa sia essa stessa un’ipotesi esagerata. A questo punto tutto è possibile. E a uscirne con le ossa rotte è la reputazione dell’ambiente scientifico, già duramente provato dal biennio pandemico. Se l’Europa sta cambiando idea, è perché negli Usa si sono già risvegliati in una nuova era. Sondaggi pubblicati su Newsweek, dunque una rivista della sinistra americana, rilevano una progressiva disaffezione ai temi climatici, crescente soprattutto nella sinistra americana. La destra, in compenso, è sempre stata molto scettica. Che abbia contribuito Bill Gates, con le sue dichiarazioni contro il catastrofismo e il pensiero apocalittico climatico? Non ancora, perché i sondaggi in questione si riferiscono al 2024.

Si sta riscaldando il clima della discussione sul riscaldamento climatico.

***

Su Euronews scrive Joana Mourão Carvalho:

All’inizio della seconda giornata del 40° Congresso europeo dei Verdi a Lisbona, i copresidenti dei Verdi europei hanno accusato il Ppe di aver oltrepassato la linea rossa ogni volta che si allea con l’estrema destra per approvare leggi anti-immigrazione, minando i diritti sociali e i principi democratici.

C’era una volta una maggioranza Ursula.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.