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Caccia grossa alla mamma incinta

Di Caterina Giojelli
23 Gennaio 2026
Una giornalista del New York Times racconta come è bastato un clic per diventare la preda di tutti gli inserzionisti del web
Una donna incinta seduta sul pavimento di una cameretta luminosa guarda il suo smartphone mentre tiene dei vestiti per neonati; accanto a lei c'è una culla in legno decorata con bandierine colorate

«Ai brand bastarono 48 ore per trovarmi». Ad Amanda Hess un po’ di più per realizzare che algoritmi, newsletter e link sponsorizzati si erano “ritarati” grazie alla sua non particolarmente dissimulata attività online: digitare “cosa fare quando rimani incinta” sul telefono dopo un test con doppia linea rosa, avvisare internet prima dei propri genitori. Tra istruttrici di ginnastica per la gravidanza che occhieggiavano dalle anteprime di Youtube e schiere di modelle con pancione, braccia all’aria, sorrisi e vestitini premaman che parevano cuciti da servizievoli uccellini, in capo a una settimana «c’erano più aziende che persone al corrente della mia gravidanza, e tutte mi chiamavano mammina». Fare un figlio nell'era digitale Quando qualche anno dopo Hess, giornalista del New York Times, iniziò a fare ricerche per il suo libro Un’altra vita. Fare un figlio nell'era digitale, scoprì due cose, la prima: i neogenitori sono il Santo Graal di qualunque dettagliante. La seconda: solo il suo p...

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