«L’alternanza scuola-lavoro è vincente. Chi la rifiuta è ideologico»

Al convegno organizzato a Milano da Assolombarda si è parlato di «sapere» e di «fare», rispedendo al mittente gli slogan dei collettivi studenteschi

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poliform-anzani-mobili-scuola«L’alternanza scuola-lavoro era già in atto in molte scuole, secondo quanto stabilito dall’autonomia scolastica. Già il ministro dell’Istruzione del 2003, Letizia Moratti, l’aveva in parte prevista. Con la Buona Scuola, l’abbiamo resa legge per tutte le scuole d’Italia, e sono molto soddisfatto di questo. La nostra idea si sarà rivelata vincente quando i ragazzi di oggi, una volta completato il percorso di studi, troveranno più agilmente la strada giusta». Lo ha detto Gabriele Toccafondi, sottosegretario del Miur, al convegno organizzato da Assolombarda ieri a Milano dal titolo “Sapere e fare: insieme è possibile”.

I SOLITI COLLETTIVI. Nella stessa mattina, alcuni ragazzi dei collettivi studenteschi hanno protestato di fronte alla sede di Assolombarda, al grido di «la scuola è un diritto, lo stage è un ricatto, non lavoro gratis, manco fossi matto». I ragazzi si sono mascherati da donne delle pulizie, imbianchini, impiegati e meccanici, per simboleggiare il tirocinio previsto dalla riforma della Buona Scuola. Il sottosegretario ci ha tenuto a smontare gli slogan: «Nei due anni e mezzo di lavoro precedenti la riforma, ho incontrato spesso obiezioni di questo tipo. Sono solo frutto dell’ideologia, della protesta non ragionata. Mettere un giovane a contatto con il mondo del lavoro già in giovane età non è sfruttamento, ma lungimiranza. La prima rivoluzione che desideriamo è di tipo culturale, far capire agli insegnanti che il compito della scuola non si esaurisce tra i banchi».

IL MODELLO TEDESCO. La Germania è sempre stata capofila sul tema, come hanno dimostrato i dati diffusi da Mauro Chiassarini, vicepresidente di Assolombarda, nonché ad di Bayer Italia: «In Italia solo il 4 per cento dei giovani alternano studio e lavoro. La media europea è del 12,9 per cento, ma in Germania la cifra supera il 20 per cento. I nostri ragazzi si laureano intorno ai 28 anni, festeggiati da mamma e papà, senza essere mai stati in un’azienda. I loro colleghi tedeschi, invece, lavorano già almeno da cinque anni».
Anche il presidente di Assolombarda, Gianfelice Rocca, ha parlato del modello tedesco: «In Germania l’alternanza scuola-lavoro è in atto già da tanti anni, i nostri numeri in confronto sono davvero piccoli, ma già è una bella partenza. Il modello tedesco è vincente ma è anche difficile da replicare nella nostra realtà, visto che in Germania le aziende sono già pronte ad accogliere gli studenti. Lo chiamiamo “capitale umano” ma non è un concetto astratto, è composto da ragazzi che hanno bisogno di un tutor che li segua in azienza, per diventare la forza lavoro di domani. Un’azienda che accetta di fare da ponte per l’alternanza scuola-lavoro fa un investimento giusto. I ragazzi di questi anni sono altamente digitalizzati, è da loro che bisogna imparare per essere forti nel mercato di oggi».

LA PAROLA AI RAGAZZI. Nel corso del convegno si sono susseguiti sul palco alcuni ragazzi che hanno raccontato le proprie esperienze in azienda e come queste hanno cambiato la propria visione del futuro. Molti hanno scelto di seguire la strada cominciata tramite il tirocinio, altri hanno scoperto interessi che non sapevano di avere, come ha detto uno di loro: «Ho imparato qual è il compito di un chimico, e voglio continuare a studiare per saperne sempre di più».
Come ha sottolineato Valentina Aprea, assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro della Regione Lombardia, non è il caso di parlare di sfruttamento: «Il fondo Garanzia Giovani è un contratto a tutti gli effetti, e si rivolge agli studenti dai 15 ai 29 anni. Può essere il primo contratto per un giovane oggi, è un contratto di apprendistato che può valorizzare il ragazzo facendolo sentire davvero già un lavoratore. Il motto che sto portando avanti è “adotta un apprendista” perché la formazione in azienda è fondamentale, per acquisire le competenze che le cui basi erano state gettate sui banchi di scuola».


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