Allarme estremismo. L’appello disperato della polizia svedese arriva in Parlamento a Strasburgo

Dopo l’articolo di Tempi, gli eurodeputati della Lega Lorenzo Fontana e Matteo Salvini hanno depositato una interrogazione alla Commissione Ue

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Dopo l’articolo apparso su Tempi la scorsa settimana sulla drammatica ammissione di impotenza da parte delle forze dell’ordine svedesi di fronte al dilagare della criminalità e dell’estremismo islamico nel paese, gli eurodeputati della Lega Matteo Salvini e Lorenzo Fontana hanno depositato al Parlamento di Strasburgo una interrogazione rivolta alla Commissione europea dal titolo “Estremismo islamico in Svezia e conseguenze per la Ue”.

Nel pezzo firmato da Max Ferrari si denunciava la situazione da guerra civile in Svezia descritta da Dan Eliasson, il capo della polizia del paese, il quale ha rotto il muro di omertà del governo e si rivolto ai cittadini con un appello in tv: «Aiutateci, aiutateci!». Eliasson ha raccontato che le aree sfuggite al controllo dell’autorità di Stato e “vietate” alle forze dell’ordine sono ormai diventate 61, sono sempre più estese e 23 di queste, attorno alle città più grandi, sono considerate «particolarmente rischiose». Una versione confermata da numerosi giornalisti, dal capo della polizia di Stoccolma Peter Agren e, soprattutto, da Anders Thornberg, capo dei servizi segreti (Säpo), che ha alzato il livello di allarme parlando di terroristi: «Dai 200 monitorati nel 2010 – ha confermato Thornberg – si è passati a qualche migliaio», capaci di colpire in Svezia e altrove, soprattutto le decine di foreign fighter di ritorno dalla Siria.

Di seguito pubblichiamo il testo dell’interrogazione di Fontana e Salvini che sarà discussa dal Parlamento europeo nei prossimi giorni:

«Da fonti di stampa si apprende che D. Eliasson, capo della polizia svedese, ha dichiarato come alcune zone della Svezia caratterizzate da una forte concentrazione di immigrati provenienti da Paesi a maggioranza islamica siano ormai totalmente al di fuori del controllo delle autorità statali.

Tali affermazioni trovano un riscontro nelle parole di Anders Thornberg, capo dei servizi segreti svedesi, che riferisce di un incremento impressionante nel numero dei potenziali terroristi residenti sul territorio svedese monitorati dai servizi: dai 200 del 2010 a qualche migliaio del 2017.

Le aree di fatto interdette alle forze dell’ordine e controllate da gang annate e da islamisti radicali sarebbero circa 61, tra cui 23 considerate dalla polizia particolarmente a rischio e abitate, tra gli altri, da diversi foreign fighter rientrati in Svezia dalla Siria o da altri Paesi del Medio Oriente e protetti con la concessione di una nuova identità e di aiuti finalizzati al reinserimento dalle stesse autorità svedesi.

Alla luce di queste denunce, chiediamo alla Commisione:

• se essa disponga di ulteriori informazioni circa questa situazione;

• se essa abbia ricevuto dalle autorità svedesi una richiesta di collaborazione nella gestione di detta problematica;

• se, data l’appartenenza della Svezia allo spazio Schengen, la Commissione ritiene che l’esistenza di queste enclave fuori controllo rappresenti un pericolo per tutti i cittadini europei».

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