Alessandro Benetton racconta la sua vita ai giovani del Meeting

In centinaia hanno gremito la sala teatro dell’incontro “Giovani e crisi: fine di un mondo o inizio di un altro?”, insufficienti a contenere l’entusiasmo, tracimato nelle salette attigue e nelle piazzette della Fiera di Rimini

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

(di Gianluca Angelini) (ANSA) – RIMINI, 23 AGO – Il popolo del Meeting di Comunione e Liberazione, che lo scorso anno aveva applaudito a lungo John Elkann, giovane capitano d’industria chiamato a raccontare proprio ai ragazzi di Cl la sua parabola tra vita, finanza e motori, oggi ha incoronato Alessandro Benetton. In centinaia hanno gremito la sala teatro dell’incontro “Giovani e crisi: fine di un mondo o inizio di un altro?”, insufficienti a contenere l’entusiasmo, tracimato nelle salette attigue e nelle piazzette della Fiera di Rimini, attrezzate con schermi e altoparlanti. Tutti ad ascoltare in rigoroso silenzio – prima del fuoco di fila delle domande finali – il racconto di una vita d’impresa e di stupore. «L’uomo – spiega rivolgendosi ai tanti accorsi per carpire un’idea, una scintilla – l’individuo può fare la differenza: ognuno può farla e i giovani soprattutto se credono ancora che le invenzioni più importanti sono state fatte nei momenti di discontinuità e da persone con meno di trent’anni».

Parole che seducono i ragazzi, in fila per fare domande all’ospite illustre. Che non nega l’importanza e la fortuna di essere cresciuto in una famiglia simbolo dell’economia e dell’industria italiana e che disegna un percorso di vita fatto di entusiasmo e incontri. «Ero uno studente vispo – racconta Benetton – ma nella media, poi ho incontrato un professore di filosofia, uno di quelli che ti fanno venire la voglia di essere migliore». Da lì, «l’escalation: l’università negli Stati Uniti, l’esperienza in Goldman Sachs». Tutte cose che «stupivano gli altri e, soprattutto me: non pensavo di avere queste capacità». Poi, prosegue il numero uno del gruppo trevigiano, «l’ammissione ad Harvard, l’incontro e la tesi con Michael Porter», prima della «discontinuità» che fa cambiare la vita. La famiglia Benetton, infatti, decide di affidare l’azienda ad un management esterno: «Apprezzo chi ha coraggio, mi dice mio padre – sorride ai giovani – ma tra te e il management scelgo il management».

Quindi la necessità di “inventarsi” un lavoro, e la «nascita di 21 Investimenti», società di investimenti per le Pmi prima del ritorno alla guida del colosso di Ponzano Veneto. Un excursus che appassiona la platea. Applausi e domande, richieste di consigli per la vita, l’università, il lavoro e i sogni di carriera. «Quello che manca in Italia è la cultura dell’organizzazione – esorta – non le diamo valore. Eppure – aggiunge – il valore dell’organizzazione, di fare squadra è impagabile, anche nei tempi di grande cambiamento».

Impagabile come il rapporto tra impresa e università, da rafforzare «perché non solo auspicabile ma obbligatorio», in un panorama complesso in cui non sempre la politica gioca un ruolo per forza negativo. «C’è tanta gente per bene – osserva Benetton – più di quanta pensiamo. Anche questo governo, pur nella difficoltà del momento e gli errori cui è costretto per far fronte a difetti accumulati su 30 anni – chiosa – è già dimostrazione della qualità di fondo che abbiamo».(ANSA)

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •