Albertini: «Milano privatizzi i beni che non utilizza»

Intervista a Gabriele Albertini, ex sindaco di Milano. «Se i beni inutilizzati fossero utilizzati diversamente acquisterebbero grande valore per il mercato».

È uscito col settimanale Tempi, lo speciale Più mese dedicato a Milano. Il titolo di copertina è “Largo a chi ha voglia di fare” e, al suo interno, vi si trovano sette interviste a voci illustri della città, cui sono state poste nove identiche domande. Hanno risposto Oscar Giannino, editorialista e conduttore di radio 24, Alberto Mingardi, direttore generale dell’Istituto Bruno Leoni, Jacopo Tondelli, direttore del sito web Linkiesta, Paola Soave, Sindacato delle Famiglie, Danilo De Biasio, ex direttore di Radio Popolare, Luca Fois, designer e docente del Politecnico di Milano, Gabriele Albertini, ex sindaco della città ed europarlamentare. Pubblichiamo l’intervista a Gabriele Albertini.

Il debito del Comune di Milano ha assunto le stesse patologie del debito dello Stato. Continua a crescere e non c’è diretta corrispondenza tra i sacrifici richiesti ai cittadini e i servizi erogati.

Nomini un servizio pubblico che potenzierebbe e perché.
Polizia municipale (ora: Polizia locale) è il “server” di tutta l’amministrazione (traffico, mobilità, controllo dell’attività commerciale, sicurezza etc).

E un servizio che non farebbe fare più al Comune?
La “sussidiarietà” prevede che il privato possa integrare/sostituire il servizio pubblico, ma con direttive e regole ricevute dalle istituzioni politiche. In questo scenario ogni scelta è possibile per tutte quelle attività che possono avere un valore di mercato.

Le tasse non bastano mai. Come potrà sopravvivere Palazzo Marino?
Privatizzando beni che non utilizza – o utilizza male – e non sa valorizzare. Se fossero utilizzati diversamente tali beni acquisterebbero grande valore per il mercato e darebbero ingenti risorse all’amministrazione, da destinare agli scopi istituzionali.

Non sarebbe opportuno ripensare il suo ruolo?
Il Comune regista dell’economia locale ed imprenditore del suo “core business” e solo di esso. Ciò che il privato non può fare perché non ha valore di mercato.

Immagini un Comune dimagrito del 90 per cento: personale, spesa corrente, quote azionarie, patrimonio immobile, rappresentanti politici. Le piace?
Sì, se, insieme e per il suo “dimagrire” provoca l’irrobustimento della società che governa.

Un giorno senza Comune. È un pensiero assurdo?
Credo che il campanile, l’identità territoriale, faccia parte di noi come l’aiuola del giardino di casa.

Dal Comune che fa e spende per te al Comune che stabilisce regole e spinge a fare. È d’accordo?
Certo! È la differenza tra assistenza e promozione.

Inventi un servizio che ancora non esiste.
Richiamandosi alla “sussidiarietà” non ritengo sia appropriato ampliare i servizi del Comune ma piuttosto sarebbe bene razionalizzarli.

A chi lo farebbe fare?
A nessuno, sulla base di quanto sopra affermato.