Agricoltura modello. Lisienko

Nel Belpaese dilaga l’isteria ecologista. E mentre l’Ue investe sullo sviluppo del biotech, l’Italia di Pecoraro Scanio blocca la ricerca rispolverando la zappa (e querelando chi dissente)

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“Amare la terra e il paese, difendere a spada tratta… l’ambiente, il clima e la mentalità ove son costruite le più pure tradizioni nostre… contro l’invasione delle mode del pensiero straniero e della civiltà modernista”. Le parole del manifesto di Strapaese, che voleva un’Italia libera dalla “standardizzazione” e dall’“americanizzazione”, potrebbero tornare attuali. Il Belpaese, nell’era “del mercato globale” occupato dalla multinazionali del capitalismo americano, per conservarsi tale deve infatti “rimanere associato al sano e al naturale”.

Ritorno all’età dell’oro…
Non è l’ultimo slogan del popolo di Seattle, ma la parola del ministro delle Politiche Agricole Alfonso Pecoraro Scanio. Che da tempo ha dichiarato guerra alle biotecnologie e allo sviluppo di ogm in campo agricolo (le stesse che vengono però curiosamente autorizzate in medicina e farmacologia) per migliorare le produzioni, a favore della buona agricoltura di una volta, quella “a ridotto impatto ambientale”. Ovvero senza l’uso di fertilizzanti chimici e antiparassitari (solo letame) e dove il lavoro segue il ritmo cadenzato della zappa e guarda ai cicli astrali. L’ultimo atto si è consumato nelle passate settimane, quando è stata inviata una circolare a tutti i direttori degli Istituti di ricerca e di sperimentazione agricola, invitandoli a “presentare a questo Ministero a breve termine piani di conversione delle tecniche convenzionali ai sistemi di conduzione agricola e zootecnica biologici e biodinamici”. Ora, è vero che ogni ministro ha il diritto di proporre un programma coerente con il proprio credo politico e la propria “sensibilità” (anche se il Verde mito agreste conserva più di un aspetto problematicamente irrisolto, non ultimo il fatto che se davvero prendessero piede le tecniche biologiche l’Italia, per conservare le rese attuali, finirebbe probabilmente disboscata) ma quando questo si trasforma in una gabbia per la libertà – come osservano tante e autorevoli voci della comunità scientifica (non solo) italiana – ritorna alla mente il modello di Trofim Lisienko (prediletto di Stalin, responsabile dell’ostracismo dell’Urss verso la scienza genetica, considerata incompatibile coi principi del marxismo) emblema del prevalere della “verità ideologica” sulla realtà dei fatti.

… o all’età di Trofim Lisienko?
E sono (per il momento) 1200 gli autorevoli ricercatori e scienziati (tra i quali il Nobel Renato Dulbecco, il biologo Edoardo Boncinelli, il farmacologo Silvio Garattini e il fisico Tullio Regge) ad aver firmato lo scorso novembre un appello contro un ministro dell’Agricoltura accusato di aver messo in ginocchio la ricerca biotech proprio “per motivi ideologici”. In effetti mentre garantisce la maggior parte dei (già magri) finanziamenti al biologico, il Ministero esclude dai fondi quei progetti di ricerca che prevedono lo studio di ogm “in campo aperto” – il che, di fatto, significa bloccare la ricerca biotech tout court. Eppure si tratta di sperimentazioni accettate – naturalmente con le rigide precauzioni del caso – in tutta l’Ue, compresa Francia e Germania, paesi dove pure i Verdi sono al governo e che stanno investendo pesantemente sulle moderne tecnologie per garantirsi un ruolo nel mercato del prossimo futuro – invece l’Italia (al) Verde è costretta ad importare soia transgenica dal 1996, circa 3 milioni di tonnellate, ricorda a Tempi Roberto Defez del Cnr di Napoli, uno dei promotori dell’iniziativa delle 1000 firme, già minacciato di querela dal capo di Gabinetto di Pecoraro Scanio e avvocato dello Stato Giuseppe Nerio Carugno sulle colonne del Corriere della Sera per osservazioni “non allineate”. “E’ una scelta politica e io rappresento il Parlamento” aveva del resto già avvertito Pecoraro Scanio di fronte a chi lo contestava lo scorso dicembre (il Giornale, 14/12/2000). E da allora ha proseguito la sua strada a testa bassa. Ha nominato due commissari straordinari all’Istituto Nazionale per la nutrizione e all’Istituto nazionale per la nutrizione delle piante. Ha sciolto il Comitato nazionale di sperimentazione agraria (organo elettivo che discute quali progetti di ricerca finanziare tra quelli presentati dagli Istituti) al termine del suo ultimo mandato e lo ha trasformato in una commissione dove pare che il pensiero Verde sia assai ben rappresentato. Ha affiancato un commissario di fiducia a Vitangelo Magnifico, direttore dell’Istituto Sperimentale per l’orticoltura (Isport) di Pontecagnano, fiore all’occhiello della ricerca biotech italiana, dove sono stati realizzati alcuni brevetti di straordinario interesse per l’agricoltura mondiale (il primo pomodoro senza semi immune da virosi Cmv, la melanzana resistente alla dorifora, il peperone che resiste alla cancrena delle parti basse), per “traghettare” la struttura verso i suoi indirizzi di riforma del settore agrario.

Isterismo ecologico (e i problemi di una scienza tornata all’epoca di Galileo)
“L’isterismo ecologico ha raggiunto livelli ormai insopportabili – dichiara Magnifico a Tempi – Non solo abbiamo avuto questa chiusura della ricerca sugli ogm in “pieno campo” (per il principio di precauzione: si eviterebbe così il rischio che i pollini delle nuove colture possano contaminare quelle tradizionali), ma c’è stato un inasprimento anche per le coltivazioni di ogm in ambiente chiuso. Ad esempio non possiamo più utilizzare le serre di tipo mediterraneo, con il tunnel di plastica e le reti per non far disperdere il polline, ma dobbiamo ricorrere a quelle olandesi, ermeticamente chiuse, con costi alle stelle (e per noi che operiamo nel Sud Italia si aggiunge poi il problema di rinfrescare le coltivazioni nella stagione calda). Ormai anche il semplice gesto di aprire la porta di una serra è diventato una minaccia per l’ambiente. Ci considerano dei criminali e così si sono mossi contro di noi anche gli ecoterroristi che hanno assaltato la sezione di Monsampolo del Tronto del mio Istituto. Il risultato è che oggi in Italia col biotech nessuno vuole più avere a che fare. E il nostro paese sta perdendo tutto il terreno che aveva guadagnato negli anni passati. Con danni economici rilevanti: solo L’Isport si ritrova con più di un brevetto biotech bloccato, perché il Ministero non rilascia l’autorizzazione a stipulare una convenzione con le aziende sementiere internazionali. In nome di quel “rischio zero” che non esiste (e mai esisterà), se non nella testa di qualche politico. Tantomeno nell’agricoltura biologica, dove anzi le insidie non mancano: pensiamo solo a tutte quelle sostanze organiche depositate ogni anno sullo stesso terreno e che col tempo si mineralizzano producendo un numero elevatissimo di microelementi inquinanti, come i nitrati. Invece in materia di ricerca scientifica l’importante è seguire delle ragionevoli precauzioni”. Non molto diversa la posizione del professor Falavigna direttore dell’Istituto Sperimentale di Orticoltura di Montanaso Lombardo (Lodi): “Effettivamente la chiusura precauzionale verso gli ogm si spiega solo sulla base di convinzioni personali. Legate più a un sentimento, a una certa sensibilità che a motivazioni razionali… un po’ come la norma di astenersi dalla carne di maiale dei musulmani. Quanto all’obiettivo fissato dal Documento di programmazione agricola del Ministero, che vuole ridurre del 25% l’impiego di diserbanti, è del tutto condivisibile. Ma si può raggiungere anche attraverso l’agricoltura “integrata” (che prevede un input chimico molto basso sul terreno e insieme evita alte perdite nei raccolti) e non solo col biologico”. Forse però il problema di fondo lo ha indicato Francesco Salamini, direttore di uno dei più importanti istituti di ricerca del mondo, il Max Planck Institute di Colonia (un bilancio di circa 2.200 miliardi di lire e 15.000 persone impiegate in una settantina di centri di ricerca), anche lui pluriquerelato per dichiarazioni “politicamente scorrette” e che di “scienza di stato” se ne intende, avendo lavorato anche per la Cuba di Fidel Castro: “Il fatto è che l’Italia è tornata al dibattito su Galileo, quando non si voleva appoggiare l’occhio sul canocchiale per paura di scoprire la verità scientifica”. Chi ha detto che quando la storia si ripete diventa farsa?

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