Maledetto l’ennesimo raptus che mi ha spinto a comprare online uno di quegli aggeggi elettronici di cui rigorosamente, sempre troppo tardi, poi, a cose fatte, si cade prigionieri
Come Dante, proprio come Dante, con solo una, leggera, piccola discrasia dovuta all’età: «Sul finir del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita». L’altro giorno mi sono guardato attorno e, improvvisamente, con sorpresa, mi sono accorto di essere prigioniero, prigioniero in casa mia. Ormai trasformata in una selva che mi circonda, si attorciglia, si avviluppa, mi imprigiona, prende alla gola. Cavetti come liane, relitti di prese singole e multiple, innesti, riduttori, dispositivi, adattatori. Nidi di prolunghe come vespe, sciami di sensori, microprocessori, connettori.
Ho combattuto, credetemi, ho combattuto. Ma l’altro giorno ho dovuto arrendermi spossato. Ho battuto per terra la mano destra e ho detto: «Cedo, cedo». Per farmi del male e per convincermi che, sì, è proprio finita, sono andato a dare uno sguardo sconsolato al quadro elettrico di casa, quello che sta dietro la porta, nel vestibolo che dà sulle camere: quello non è un quadro ...
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